aprile 2014 archive

Fenomenologia del gin tonic

Mi sono accorta che l’argomento ‘gin tonic’ su Facebook scatena sempre un certo interesse. E allora quale post più appropriato per il weekend alle porte?! Soprattutto in Italy dove è già iniziato questa settimana…beati voi! Tutti sanno cos’è o come si fa un gin tonic, ma pochi ne conoscono la fenomenologia…ve la spiego io.

Gin tonic and fresh lime

Gin tonic and fresh lime

Ho sempre poco apprezzato il Gin, fino a quando non mi sono trovata a una degustazione di spirits, qui a Londra. Unica winelover circondata da ragazze inglesi dedite al Gin. E mi sono detta – perchè?? – e poi subito dopo – devo saperne di più. Come accade spesso, qualcosa non ci piace perchè ignoriamo tutto di questa cosa. Beh, ora sono anche una Gin Tonic lover, rigorosamente con fresh lime s’intende.

Il Gin è un superalcolico ottenuto dalla fermentazioni di cereali (frumento, orzo) e poi aromatizzato con bacche di ginepro, che danno quel gusto e profumo tipico. Si consuma generalmente nei cocktails, vedi il Gin Tonic, il più classico. Ci sono varianti infinite, ti basterà girare qualche bar di Londra. Ma non sono ancora una barmaid, per cui non mi addentro. Solo una cosa devo dire, stasera ne ho provato uno davvero buono ‘Let’s talk about passion’. Ecco questo è il nome del cocktail. Gin, passion fruit, fresh rasberries, pineapple and lime. Se ti piace il gusto fruttato e fresco, questo è ideale! Il gin c’è ma non si sente, quindi poca spesa e molta resa…lo trovi da Sketch a Mayfair.

Lo consiglio, il gin tonic, anche con abbinamenti un pò azzardati, come piace a me insomma! Ecco secondo me può accompagnare, o almeno aprire, una bella cenetta indiana…più lime meno gin in questo caso. Qui ero da Dishoom a Shoreditch:

Gin tonic and Indian Food

Gin tonic and Indian Food

Ultimo cosa, ci sono tanti diversi tipi di Gin. Tra i più famosi e adatti per cocktails, il Tanqueray. La variente London Dry Gin contiene ginepro ma anche coriandolo, radici di angelica e liquorizia. Bello speziato insomma. Il mio preferito è però Hendrick’s Gin:

Hendrick Gin

Hendrick Gin

Allora, già vedendo il loro sito ti innamori e compri, assicurato! Comunicazione, grafica, branding e etichetta, tutto coerente e coinvolgente. Ma a parte questo, è un Gin scozzese in cui oltre al ginepro, per aromatizzare viene utilizzato il cetriolo e petali di rosa. Per un mix particolare e unico. “No other gin tastes like Hendrick’s because no other gin is made like Hendrick’s” cit. da A Gin made oddly.

E qui si può fare un’eccezione: Gin, acqua tonica e, al posto del fresh lime, fettina di cetriolo! Buon weekend a tutti.

Romagna, sangiovese e…sashimi!

Un italiana, due francesi e un giapponese si incontrano in un ristorante giapponese, ma gestito da un inglese. A Londra. No, non è l’inizio di una barzelletta! E’ successo oggi, a pranzo. Perchè gli incontri di lavoro più belli e significativi si fanno davanti a dell’ottimo cibo con le persone giuste. E’ sempre così.

Cosa facevamo lì? Semplice, piazzare vino, o sake, a seconda dei casi. Ecco del sake non so molto devo ammetterlo. Quello che ho scoperto oggi è che questa bevanda giapponese deriva dal riso fermentato, a cui viene aggiunto alcool. L’acqua, la sua qualità o durezza, sembra essere una componente molto importante, che caratterizza poi il prodotto finale. Molti definiscono il sake come ‘vino di riso’. Non è bellissimo? Poi ho scoperto anche un’altra cosa, il sake non è proprio la mia bevanda preferita…

Sake

Sake

Si inizia con una bottiglia di vino francese, che ancora non è sul mercato inglese. Anzi, è proprio un prodotto appena lanciato dalla cantina che lo produce, quindi noi siamo stati i tester! Con una etichetta abbastanza improbabile a mio avviso. Comunque il vino molto buono, 50% cabernet sauvignon da Bordeaux (Médoc) e 50% syrah da Côtes du Rhône. Premesso che ho maturato un odio per la Francia durante il mio corso al Wset, devo però ammettere che tra i pochi vini francesi che mi ricordo con gioia ci sono proprio quelli provenienti dalla Valle del Reno, Côtes du Rhône. Tra cui Syrah e Grenache. Insomma questo vino pur essendo facile da bere, si sposava perfettamente con l’assaggio di sashimi e tartufo che ci hanno servito. Acidità giusta e bello sostenuto. Ha fatto la sua figura!

Sashimi e tartufo

Sashimi e tartufo

Ma la rivelazione è stata il Sangiovese di Romagna abbinato al sashimi, di carne e pesce. Sapevo ovviamente che non poteva deludere! #chetelodicoafa

Sashimi e Sangiovese di Romagna

Sashimi e Sangiovese di Romagna

Questo stile in particolare, fresco, fruttato e con buona acidità compensava benissimo la carne cruda freschissima di tonno, manzo, ma anche branzino e cappesante. Beh sono un pò di parte lo so. Ma non me l’aspettavo nemmeno io, infatti ero pronta col vino bianco in borsa! Ma poi, voglio dire, bisognerà osare a volte? Sperimentare? Trovare alternative anche negli abbinamenti. Basta bere sauvignon blanc e sushi!

E’ andata bene, anche col sushi devo dire. Io amo e adoro il sushi tra l’altro. Mi nutrirei a riso, pesce e alghe tutti i giorni. E amo il Sangiovese. Umami, in quinto gusto, tradizionale anche della cucina giapponese, che si unisce alla più tipica espressione di Romagna. Gemellaggio felice, oggi è andata bene!

Europa, lavoro e marketing del vino

Tornata in quel di Londra, dopo una settimana di peregrinazioni tra Verona, Firenze e la Romagna. Domani risolverò uno dei problemi che mi affligge da qualche mese, ‘Gino’ il mio amato gesso al braccio se ne andrà! Alleluja… e piano piano spero si sistemi anche tutto il resto.

Palazzo Vecchio Firenze

Palazzo Vecchio Firenze

Ponte Vecchio

Ponte Vecchio Firenze

Perchè ero a Firenze? Ero ospite di un evento intitolato così: “Cambiare vita, aprire la mente”. Non male no? Beh, è stato lo slogan dell’evento di lancio nazionale del Programma Erasmus+, dove il ministro dell’istruzione, del lavoro e il commissario europeo formazione e cultura hanno parlato di occupabilità, mobilità, formazione e opportunità europee. Il fatto che istruzione e lavoro si siano ritrovati a parlare di questi argomenti fa ben sperare per il futuro di un paese come l’Italia dove non c’è sempre continuità tra i due mondi. I propositi sono stati dei più positivi ovviamente, ma le aspettative sarebbero quelle di vederli realizzati davvero: attenzione ai giovani, occupazione e accessibilità a programmi e finanziamenti europei per tutti. Che non sia solo euforia di un giorno, ecco!

Sala dei 500

Sala dei 500 – Palazzo Vecchio

Dirai, che ci facevi tu lì? Tutto iniziò circa 3 anni fa, quando anche la mia vita è un pò cambiata grazie a un progetto europeo, Moving Generation, promosso da Uniser Forlì, attraverso il quale sono entrata nel mondo del vino, ho aperto la mente e come risultato vivo a Londra lavorando ma soprattutto coltivando la mia passione per il vino. Ho portato la mia esperienza, testimone del fatto che questi progetti servono e creano possibilità concrete. E lo dico da ex scettica!! Non ero l’unica a raccontare una storia di successo, per fortuna. Per questo mi auguro che gli strumenti nazionali ed europei a disposizione per i giovani aumentino sempre più e siano efficaci e tangibili.

Parlare davanti a 250 persone non mi spaventava tanto. Finchè non mi ci sono trovata davanti. Ecco, appunto. Senza un discorso, con una vaga idea di quello da dire che ovviamente scompare, tipo tabula rasa, cinque minuti prima di salire sul palco. Anche perchè ovviamente mi ero fatta la mia immagine della cosa…e il ricordo era quello del palco a teatro, dove mi trovavo su un palco sì, ma la platea è al buio. Non vedi chi ti vede, sei sol@ davanti al nulla. Lì era giorno, luci a più non posso e 250 facce a fissarti. Molto bene!

Marketing del Vino

Di cosa ho parlato quindi? Del mio progetto, della mia passione per il vino diventata lavoro e possibilità di studio, approfondimento e conoscenza, del marketing del vino che diventa promozione e comunicazione della mia terra, l’Italia e poi soprattutto la Romagna. Insomma, me la sono cavata tutto sommato!

Le parole chiave che ho scelto per descrivere la mia esperienza sono queste: fiducia, che la mia azienda ha riposto in me; motivazione, che mi ha permesso di mettermi in gioco e prendermi quello che volevo; opportunità, da cogliere al volo e sfruttare al massimo; crescita, professionale ma soprattutto personale…appunto, “aprire la mente”.

Mi hanno chiesto come si fa marketing del vino. Più generico di così non si può, vero? Beh ma io ho la mia idea a proposito. Si fa con le storie, con le emozioni legate a un territorio, una famiglia, un vitigno. E’ promozione, vendita di qualcosa che va oltre l’etichetta su una bottiglia. Una vendita che si fa attraverso le persone, quelle che raccontano ma anche e soprattutto quelle che comprano, che coinvolti in un’esperienza completa poi si fanno promotori a loro volta.

Eh beh sì, perchè il vino è un prodotto sociale, ha una storia (se ce l’ha) che spesso va condivisa e che da sola vale più del prodotto stesso. E’ vendita sociale, se così si può chiamare, che aiuta un compratore generico a trasformarsi in cliente. In che modo? Condividendo emozioni, esperienze di vino, dalla degustazione al tour in cantina, dal racconto di storie legate a chi lo produce all’esperienza diretta in vigna, ad esempio. Unicità ed emozione, per farsi ricordare e creare quel bisogno di sapere di più, di essere coinvolti in un sogno, scoprire un territorio e le sue storie.

Questo è marketing del vino secondo me e anche per questo che credo nel web, nel digital marketing, social media come piattaforme di condivisione e vendita. E per questo parlo e racconto di vino nel mio blog!

Riassumendo Vinitaly 2014, a modo mio

VinitalyVinitaly è arrivato e finito anche quest’anno. Oggi ultimo giorno della mia terza edizione. Nel complesso è stato molto pieno, interessante, lungo, divertente, stressante…e ricco di novità come ogni anno ormai! Sotto tutti i punti di vista, anche quelli più inaspettati. Ieri sera ho dormito 3 ore, forse…forse meno. Ora mi trovo a Firenze, stanca e irritata dato che sotto la finestra della mia stanza è in corso un rave party in pratica. Preparo un secchio. Domani mattina mi aspetta una conferenza a Palazzo Vecchio, ovviamente levataccia. Penso che se potessi dormirei una settimana con tutti questi arretrati. Davvero. Comunque tornando al Vinitaly, riassumerò a modo mio la trasferta veronese di quest’anno: (altro…)

Comunicare il vino: immagine ed etichetta

Se non conosci un vino sullo scaffale, cosa ti convince a comprarlo? Il prezzo certo, ma poi è l’occhio che sceglie! Non puoi negarlo. Quante volte ti sarà capitato di essere attratt@ dall’etichetta? A me tante. E’ normale, degustare un vino coivolge tutti i sensi: gusto, olfatto, tatto, vista. E poi anche aspettative e cultura personale. E’ un’esperienza che si rivolge a diversi punti di vista, accomunati dal fatto di voler comunicare il vino.

L’etichetta, e il pack in generale, è marketing puro. E’ il vestito del vino, che se ben indossato si fa notare e cattura l’attenzione. Può emozionare, colpire e convincere così a comprare. Dietro un’etichetta spesso cerco un significato, una storia  o semplicemente un senso al vino che sto comprando. Se non so nulla del vino, le forme, i colori, i materiali diventano dei simboli o dei messaggi. Comunicare il vino dunque, attraverso la sua immagine e i suoi valori al di là della bottiglia…senza ancora averlo assaggiato.

Intendiamoci, io ancora sono dell’idea che il vino deve essere buono. Può esserlo anche con un packaging orrendo. Però (c’è un però!) credo anche che il vino sia emozione. Per essere coinvolta nell’esperienza totale, l’immagine e il modo di comunicare il vino sono essenziali!Poi se il vino è anche buono, l’innamoramento è andato a buon fine!

L’immagine è talmente importante che ci sono cantine nel mondo che adattano il packaging a seconda del paese in cui vendono un vino. Il prodotto è lo stesso, ma la comunicazione cambia e si adatta a standard, idee e mentalità diverse. A questo proposito, ti consiglio un articolo della mia guru del vino Madeline Puckette, “Same Wine, Different Label: Which One is Better?” sul suo blog Wine Folly. (altro…)