agosto 2017 archive

Le cinque Isole di Vino da non perdere

L’estate sta finendo, diciamocelo.

Nonostante le temperature ancora alte (almeno qui in Romagna), anche se ancora abbiamo voglia di mare, di mangiare all’aperto, di fare aperitivi infiniti…ecco, l’estate è finita! O almeno questo è ciò mi sono ripetuta tutt’oggi, per auto-convincermi dopo il ritorno in ufficio.

In realtà, tornare fisicamente e mentalmente al lavoro non è stato così male. Rimettersi in riga a volte serve, rivedere i colleghi-amici era necessario. Insomma, il peggio è passato! E per peggio intento le prime 3 ore in mattinata in cui fissi il pc, il ‘contatore’ della casella email continua a salire…e non vedi la fine, senti solo la tua ansia di dare risposte al mondo.

Dicevo, l’estate finisce…e già si pensa alle prossime vacanze, ovviamente. Beh io, nel dubbio, ci sto già pensando.

Isole, relax, spiagge e Isole di vino! Queste sono state le parole d’ordine durante i miei viaggi estivi negli ultimi anni. Vi racconto dove sono stata, soprattutto cosa ho scoperto sul vino delle Isole che ho visitato. E che visiterò, spero!

  1. FORMENTERA

Qui ci ho vissuto, lavorato, faticato, divertita e trascorso una delle esperienze più belle e piena di ricordi della mia vita. Dove l’amore per il vino si è concretizzato e sviluppato, seppure nella totale ignoranza guidata solo dalla passione di scoprire, provare e bere. Per essere precisi, non è nato un amore per i vini dell’Isola in sé, ma io mi occupavo della lista vini del locale in cui lavoravo. Per lo più vini italiani.

Ad ogni modo, a Formentera si coltivano varietà di diverso tipo, ma il vitigno più autoctono è il Monastrell che ben si adatta al terreno arido, minerale e al clima secco e caldo. Ad essere sincera non ho grandi ricordi di vini notevoli bevuti, a base di questo vitigno. Ricordo un uso prevalente di legno, sul frutto spiccato che ricorda quasi un Sangiovese: succoso, frutti rossi, ciliegia. C’è qualcosa che però ricordo bene, bere lo/la hierbas!! Un liquore tipico dell’Isola, a base di piante aromatiche: bevuto fresco con un cubetto di ghiaccio a fine pasto. Una delizia! Per cui, a Formentera bevete pure solo Hierbas che andate bene.

  1. LANZAROTE

La zona del vino si chiama La Geria e merita una visita solo per lo spettacolo che offre: paesaggio lunare, su terreno vulcanico e nero si sviluppano una serie di ‘crateri’ circondati da muretti di pietre che contengono al loro interno le vigne. In questo modo sono protette dal forte vento dell’Isola. Sembra di essere su un altro pianeta, la vista si perde e credo sia un’esperienza che si può avere veramente in pochi posti al mondo.

lazarote1lanzarote 3lanzarote 2La varietà di punta dell’Isola è la Malvasia vulcanica, di cui esiste versione anche fermentata in barrique: un vino corposo, alcolico ma minerale, grazie alle caratteristiche del terreno che si ritrovano nel bicchiere. Io ho visitato una sola cantina, Bodegas Rubicón, di cui ricordo vini rossi molto scarichi e poco piacevoli, ma un grande grandissimo Moscato – o meglio Moscatel de Alejandría: fresco, dolce ma equilibrato, di grande corpo e colore brillante. Piacque anche al mio ragazzo di allora (astemio…), che credo abbia ancora una bottiglia inutilizzata a casa sua – ma questa è un’altra storia!!

  1. SANTORINI

In Grecia ero arrivata molto agguerrita. Nel senso che avevo scelto la meta, ovviamente per le spiagge e il relax, ma anche per andare alla scoperta dell’Assyrtiko, vitigno autoctono di Santorini. Devo dire che l’Isola è magica, davvero. Tramonti mozzafiato, mare incantevole, cibo super…persone cordiali e accoglienti. Ma ripeto, cibo super super. E vino altrettanto: il terreno di origine vulcanica conferisce all’Assyrtiko un carattere minerale ben integrato con note agrumate e acidità pronunciata. Lo considero uno dei migliori vini estivi, da bere nel contesto in cui nasce, con una bella insalata e feta, o con pesce alla griglia, o pesce crudo. Insomma, una vera esperienza di gusto se fatta a Santorini, ma che si deve riproporre anche una volta di ritorno – il che significa, tradotto: comprate bottiglie e mettetele in valigia!

santoriniHo visitato qui qualche cantina: Santo Wines, molto grande e commerciale, Gaia Winery, una chicca di fronte al mare dove assaggiare l’Assyrtiko wild ferment (obbligatorio, poi vi innamorate e ciao!), e Domaine Sigalas. Quest’ultima cantina è quella con le vigne più belle a mio parere. Qui offrono una degustazione completa, tra bianchi, rosati e rossi dell’Isola. Una capatina è consigliatissima (anche solo per selfie con vigna, come mi sono concessa io).

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  1. MALTA

E arriviamo alla mia ultima vacanza, in questa Isola di Vino. Non è nato propriamente come viaggio di vino, bisogna dirlo. Malta è una meraviglia di incastri: influenze arabe, italiane, inglesi, spiagge di sabbia e poi rocce, grotte naturali e calette blu, che più blu non si può. Sono stata fortunata, ad avere una guida d’eccezione e per questo poter esplorare angoli reconditi o meno turistici.

malta isolaHo bevuto un solo vino maltese, tra l’altro sorprendendomi anche della presenza di prodotto locale. Informandomi, ho scoperto che la produzione è davvero minima e che anche la distribuzione locale non è così diffusa. Insomma, lo producono (poco e con difficoltà legate soprattutto al clima caldo e torrido), probabilmente lo bevono a casa loro in famiglia, ma non viene promosso fuori confine. E ben poco sull’Isola stessa. Vitigni autoctoni sono Gellewza e Ghirghentina, di cui non ho avuto esperienza però.

image3Vini e grandi marchi internazionali sono molto presenti invece. Dalla foto si evince che pure qualche bollicina interessante si trova, con dell’ottimo pesce crudo locale. Mentre il vino maltese (dal nome alquanto dubbio in questo preciso momento storico, direi…) era uno chardonnay, molto floreale al naso, scarso di acidità in bocca. Tutto sommato, beverino.

malta vino

  1. MADEIRA

Questa è la vacanza che vorrei. Quella da fare, che sto pianificando. Quella ancora da scoprire, a mente e papille gustative apertissime! Da Lisbona a Madeira, tornerò con racconti più precisi. Spero presto!

Quello che so ora è che il Madera è un vino fortificato, nato per caso – reminiscenze dei miei esami WSET. I portoghesi iniziarono a ‘esportare’ il vino dell’Isola verso le Americhe, via mare, trasportato in botti di legno. Si accorsero poi che il calore del sole incideva sulle botti e quindi sul vino, che ossidandosi diventa più buono, o comunque più piacevole. Oggi il Madera è un vino fortificato, al quale si aggiunge alcol per bloccare la fermentazione e produrre un vino dolce e molto alcolico.

Mi rendo conto che questa spiegazione è molto sommaria, non precisa del mondo che esiste dietro queste chicche di vino. Ma aspetto di farne esperienza diretta, e per ora aprirò solo la bottiglia che ho in casa da mesi. Lo studio deve iniziare da qualche parte, si sa!

8 spunti per raccontare il vino

L’espressione ‘educare al vino’ credo sia troppo usata negli ultimi tempi, e anche abusata.

Nessuno vuole essere davvero ‘educato’ a bere una bevanda. Lo fa sembrare qualcosa di noioso, pesante e ricorda la scuola. Diciamocelo, ha un’accezione negativa per natura questa parola, fa venire in mente nozioni e ascolto passivo. A me fa venire in mente la mia maestra delle elementari, bionda cotonata che scrive col gesso sulla lavagna nera. Per dire…

Quando mi trovo di fronte a una bottiglia di vino, vorrei capire cosa c’è al di là della bottiglia stessa. Quando mi chiedono di un vino, vorrei riuscire a raccontarlo, non pretendo di educare nessuno. Ma solo condividendo una storia, una bevuta, un bel piatto e tante chiacchiere.

Quando bevo una buona bottiglia cerco di capire se è buona per me, per il mio gusto e non sopporto davvero chi descrive il vino come se fosse qualcosa di scomponibile in frutti, sentori predefiniti. Certo, a volte è necessario essere tecnici, e precisi. Soprattutto nel mio lavoro. E allora la teoria serve, aiuta. L’essere ‘educati’ al vino forse è la base, ma da cui partire per trovare le proprie interpretazioni e le proprie emozioni di fronte a un bicchiere. Magari accompagnato da cibo, e auspicabilmente bevuto in buona compagnia.

image4Ecco i miei spunti!

Personali – perché li utilizzo anche durante la formazione alla forza vendita che faccio per lavoro. Per cui scriverli qua diventa anche una lista, un promemoria personale.

Alcuni di questi poi nascono da riflessioni avvenute dopo aver partecipato al Wine2Wine – Business e Formazione, a Verona a fine anno scorso. Mi è capitato da poco di riprendere tra le mani appunti e rileggerne i contenuti…di grande utilità!

  1. Partiamo dal territorio: dove il vino nasce e dalle caratteristiche del contesto che lo influenzano. Il vino nasce in vigna, dove la terra, poi la pianta, poi mani esperte se ne prendono cura prima di arrivare in cantina.
  2. Raccontiamo la storia di chi produce quel vino, come lo fa e scoprendone gli aneddoti. A volte siamo talmente fortunati da incontrare o visitare i produttori stessi, e allora chiediamo e andiamo a fondo. Bere il loro vino dopo aver fatto esperienza di persone e luoghi, aggiungerà un sapore speciale.
  3. Raccontiamo storie, ma cercando di emozionare. A volte basta la vostra personalità, il vostro sorriso o semplicemente la passione che ci mettete. Chi vi ascolta lo capisce. Chi vi ascolta vuole emozioni.
  4. Fate in modo che chi vi ascolta possa sentire e vedere quello che sentite e vedete voi nel vino, la verità che state raccontando. Perché di qualcosa di vero si deve trattare, se no non funziona. Le connessioni personali aiutano sempre: a volte si chiama empatia, a volte fiducia.
  5. Quando degustate il vino, o lo bevete, cercate di capire cosa sentite voi nel bicchiere. Se tutti dicono di avvertire sentori di ciliegia, e voi no…probabilmente il vostro gusto è diverso. Non c’è nulla di sbagliato. Il vino è una questione di gusto! Se tutti bevessimo la stessa cosa, sarebbe un mondo molto triste. Ah! Se a tutti piace e a voi no, va bene lo stesso. Berrete altro!
  6. L’etichetta è molto importante, l’immagine è tutto secondo me quando non sai nulla di un vino. Io non sceglierei mai un vino con un’immagine che non mi convince (o forse sì, perché sono estremamente curiosa di capire…ma il mio è un caso patologico!). L’etichetta ha quasi sempre una storia da raccontare anche lei, guardandola già dovresti immaginare i profumi e i sapori che sentirai. Leggendola dovresti avere le prime informazioni di base: chi e dove lo produce, come lo abbino questo vino?
  7. Per raccontare un vino, spesso e volentieri, bisognerebbe poterlo bere con il giusto cibo abbinato. Cibo tipico dell’area di produzione. È la sua tradizione, la sua storia, il suo abbinamento. I contadini hanno sempre prodotto vino per abbinarlo al pranzo o alla cena. Il vino è convivialità e condivisione. L’esperienza della bevuta acquista così caratteristiche tipiche e diverse. Nota a parte – per lavoro tento di vendere Sangiovese di Romagna in giro per il mondo. Vi assicuro che avere una piadina e tre fette di salame mentre ne parlo, AIUTA MOLTO!
  8. l vino raccontatelo a chi volete voi, a chi se lo merita, a chi è curioso. A chi si merita di fare questa esperienza con voi e con le bottiglie che avete scelto

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