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Le cinque Isole di Vino da non perdere

L’estate sta finendo, diciamocelo.

Nonostante le temperature ancora alte (almeno qui in Romagna), anche se ancora abbiamo voglia di mare, di mangiare all’aperto, di fare aperitivi infiniti…ecco, l’estate è finita! O almeno questo è ciò mi sono ripetuta tutt’oggi, per auto-convincermi dopo il ritorno in ufficio.

In realtà, tornare fisicamente e mentalmente al lavoro non è stato così male. Rimettersi in riga a volte serve, rivedere i colleghi-amici era necessario. Insomma, il peggio è passato! E per peggio intento le prime 3 ore in mattinata in cui fissi il pc, il ‘contatore’ della casella email continua a salire…e non vedi la fine, senti solo la tua ansia di dare risposte al mondo.

Dicevo, l’estate finisce…e già si pensa alle prossime vacanze, ovviamente. Beh io, nel dubbio, ci sto già pensando.

Isole, relax, spiagge e Isole di vino! Queste sono state le parole d’ordine durante i miei viaggi estivi negli ultimi anni. Vi racconto dove sono stata, soprattutto cosa ho scoperto sul vino delle Isole che ho visitato. E che visiterò, spero!

  1. FORMENTERA

Qui ci ho vissuto, lavorato, faticato, divertita e trascorso una delle esperienze più belle e piena di ricordi della mia vita. Dove l’amore per il vino si è concretizzato e sviluppato, seppure nella totale ignoranza guidata solo dalla passione di scoprire, provare e bere. Per essere precisi, non è nato un amore per i vini dell’Isola in sé, ma io mi occupavo della lista vini del locale in cui lavoravo. Per lo più vini italiani.

Ad ogni modo, a Formentera si coltivano varietà di diverso tipo, ma il vitigno più autoctono è il Monastrell che ben si adatta al terreno arido, minerale e al clima secco e caldo. Ad essere sincera non ho grandi ricordi di vini notevoli bevuti, a base di questo vitigno. Ricordo un uso prevalente di legno, sul frutto spiccato che ricorda quasi un Sangiovese: succoso, frutti rossi, ciliegia. C’è qualcosa che però ricordo bene, bere lo/la hierbas!! Un liquore tipico dell’Isola, a base di piante aromatiche: bevuto fresco con un cubetto di ghiaccio a fine pasto. Una delizia! Per cui, a Formentera bevete pure solo Hierbas che andate bene.

  1. LANZAROTE

La zona del vino si chiama La Geria e merita una visita solo per lo spettacolo che offre: paesaggio lunare, su terreno vulcanico e nero si sviluppano una serie di ‘crateri’ circondati da muretti di pietre che contengono al loro interno le vigne. In questo modo sono protette dal forte vento dell’Isola. Sembra di essere su un altro pianeta, la vista si perde e credo sia un’esperienza che si può avere veramente in pochi posti al mondo.

lazarote1lanzarote 3lanzarote 2La varietà di punta dell’Isola è la Malvasia vulcanica, di cui esiste versione anche fermentata in barrique: un vino corposo, alcolico ma minerale, grazie alle caratteristiche del terreno che si ritrovano nel bicchiere. Io ho visitato una sola cantina, Bodegas Rubicón, di cui ricordo vini rossi molto scarichi e poco piacevoli, ma un grande grandissimo Moscato – o meglio Moscatel de Alejandría: fresco, dolce ma equilibrato, di grande corpo e colore brillante. Piacque anche al mio ragazzo di allora (astemio…), che credo abbia ancora una bottiglia inutilizzata a casa sua – ma questa è un’altra storia!!

  1. SANTORINI

In Grecia ero arrivata molto agguerrita. Nel senso che avevo scelto la meta, ovviamente per le spiagge e il relax, ma anche per andare alla scoperta dell’Assyrtiko, vitigno autoctono di Santorini. Devo dire che l’Isola è magica, davvero. Tramonti mozzafiato, mare incantevole, cibo super…persone cordiali e accoglienti. Ma ripeto, cibo super super. E vino altrettanto: il terreno di origine vulcanica conferisce all’Assyrtiko un carattere minerale ben integrato con note agrumate e acidità pronunciata. Lo considero uno dei migliori vini estivi, da bere nel contesto in cui nasce, con una bella insalata e feta, o con pesce alla griglia, o pesce crudo. Insomma, una vera esperienza di gusto se fatta a Santorini, ma che si deve riproporre anche una volta di ritorno – il che significa, tradotto: comprate bottiglie e mettetele in valigia!

santoriniHo visitato qui qualche cantina: Santo Wines, molto grande e commerciale, Gaia Winery, una chicca di fronte al mare dove assaggiare l’Assyrtiko wild ferment (obbligatorio, poi vi innamorate e ciao!), e Domaine Sigalas. Quest’ultima cantina è quella con le vigne più belle a mio parere. Qui offrono una degustazione completa, tra bianchi, rosati e rossi dell’Isola. Una capatina è consigliatissima (anche solo per selfie con vigna, come mi sono concessa io).

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  1. MALTA

E arriviamo alla mia ultima vacanza, in questa Isola di Vino. Non è nato propriamente come viaggio di vino, bisogna dirlo. Malta è una meraviglia di incastri: influenze arabe, italiane, inglesi, spiagge di sabbia e poi rocce, grotte naturali e calette blu, che più blu non si può. Sono stata fortunata, ad avere una guida d’eccezione e per questo poter esplorare angoli reconditi o meno turistici.

malta isolaHo bevuto un solo vino maltese, tra l’altro sorprendendomi anche della presenza di prodotto locale. Informandomi, ho scoperto che la produzione è davvero minima e che anche la distribuzione locale non è così diffusa. Insomma, lo producono (poco e con difficoltà legate soprattutto al clima caldo e torrido), probabilmente lo bevono a casa loro in famiglia, ma non viene promosso fuori confine. E ben poco sull’Isola stessa. Vitigni autoctoni sono Gellewza e Ghirghentina, di cui non ho avuto esperienza però.

image3Vini e grandi marchi internazionali sono molto presenti invece. Dalla foto si evince che pure qualche bollicina interessante si trova, con dell’ottimo pesce crudo locale. Mentre il vino maltese (dal nome alquanto dubbio in questo preciso momento storico, direi…) era uno chardonnay, molto floreale al naso, scarso di acidità in bocca. Tutto sommato, beverino.

malta vino

  1. MADEIRA

Questa è la vacanza che vorrei. Quella da fare, che sto pianificando. Quella ancora da scoprire, a mente e papille gustative apertissime! Da Lisbona a Madeira, tornerò con racconti più precisi. Spero presto!

Quello che so ora è che il Madera è un vino fortificato, nato per caso – reminiscenze dei miei esami WSET. I portoghesi iniziarono a ‘esportare’ il vino dell’Isola verso le Americhe, via mare, trasportato in botti di legno. Si accorsero poi che il calore del sole incideva sulle botti e quindi sul vino, che ossidandosi diventa più buono, o comunque più piacevole. Oggi il Madera è un vino fortificato, al quale si aggiunge alcol per bloccare la fermentazione e produrre un vino dolce e molto alcolico.

Mi rendo conto che questa spiegazione è molto sommaria, non precisa del mondo che esiste dietro queste chicche di vino. Ma aspetto di farne esperienza diretta, e per ora aprirò solo la bottiglia che ho in casa da mesi. Lo studio deve iniziare da qualche parte, si sa!

8 spunti per raccontare il vino

L’espressione ‘educare al vino’ credo sia troppo usata negli ultimi tempi, e anche abusata.

Nessuno vuole essere davvero ‘educato’ a bere una bevanda. Lo fa sembrare qualcosa di noioso, pesante e ricorda la scuola. Diciamocelo, ha un’accezione negativa per natura questa parola, fa venire in mente nozioni e ascolto passivo. A me fa venire in mente la mia maestra delle elementari, bionda cotonata che scrive col gesso sulla lavagna nera. Per dire…

Quando mi trovo di fronte a una bottiglia di vino, vorrei capire cosa c’è al di là della bottiglia stessa. Quando mi chiedono di un vino, vorrei riuscire a raccontarlo, non pretendo di educare nessuno. Ma solo condividendo una storia, una bevuta, un bel piatto e tante chiacchiere.

Quando bevo una buona bottiglia cerco di capire se è buona per me, per il mio gusto e non sopporto davvero chi descrive il vino come se fosse qualcosa di scomponibile in frutti, sentori predefiniti. Certo, a volte è necessario essere tecnici, e precisi. Soprattutto nel mio lavoro. E allora la teoria serve, aiuta. L’essere ‘educati’ al vino forse è la base, ma da cui partire per trovare le proprie interpretazioni e le proprie emozioni di fronte a un bicchiere. Magari accompagnato da cibo, e auspicabilmente bevuto in buona compagnia.

image4Ecco i miei spunti!

Personali – perché li utilizzo anche durante la formazione alla forza vendita che faccio per lavoro. Per cui scriverli qua diventa anche una lista, un promemoria personale.

Alcuni di questi poi nascono da riflessioni avvenute dopo aver partecipato al Wine2Wine – Business e Formazione, a Verona a fine anno scorso. Mi è capitato da poco di riprendere tra le mani appunti e rileggerne i contenuti…di grande utilità!

  1. Partiamo dal territorio: dove il vino nasce e dalle caratteristiche del contesto che lo influenzano. Il vino nasce in vigna, dove la terra, poi la pianta, poi mani esperte se ne prendono cura prima di arrivare in cantina.
  2. Raccontiamo la storia di chi produce quel vino, come lo fa e scoprendone gli aneddoti. A volte siamo talmente fortunati da incontrare o visitare i produttori stessi, e allora chiediamo e andiamo a fondo. Bere il loro vino dopo aver fatto esperienza di persone e luoghi, aggiungerà un sapore speciale.
  3. Raccontiamo storie, ma cercando di emozionare. A volte basta la vostra personalità, il vostro sorriso o semplicemente la passione che ci mettete. Chi vi ascolta lo capisce. Chi vi ascolta vuole emozioni.
  4. Fate in modo che chi vi ascolta possa sentire e vedere quello che sentite e vedete voi nel vino, la verità che state raccontando. Perché di qualcosa di vero si deve trattare, se no non funziona. Le connessioni personali aiutano sempre: a volte si chiama empatia, a volte fiducia.
  5. Quando degustate il vino, o lo bevete, cercate di capire cosa sentite voi nel bicchiere. Se tutti dicono di avvertire sentori di ciliegia, e voi no…probabilmente il vostro gusto è diverso. Non c’è nulla di sbagliato. Il vino è una questione di gusto! Se tutti bevessimo la stessa cosa, sarebbe un mondo molto triste. Ah! Se a tutti piace e a voi no, va bene lo stesso. Berrete altro!
  6. L’etichetta è molto importante, l’immagine è tutto secondo me quando non sai nulla di un vino. Io non sceglierei mai un vino con un’immagine che non mi convince (o forse sì, perché sono estremamente curiosa di capire…ma il mio è un caso patologico!). L’etichetta ha quasi sempre una storia da raccontare anche lei, guardandola già dovresti immaginare i profumi e i sapori che sentirai. Leggendola dovresti avere le prime informazioni di base: chi e dove lo produce, come lo abbino questo vino?
  7. Per raccontare un vino, spesso e volentieri, bisognerebbe poterlo bere con il giusto cibo abbinato. Cibo tipico dell’area di produzione. È la sua tradizione, la sua storia, il suo abbinamento. I contadini hanno sempre prodotto vino per abbinarlo al pranzo o alla cena. Il vino è convivialità e condivisione. L’esperienza della bevuta acquista così caratteristiche tipiche e diverse. Nota a parte – per lavoro tento di vendere Sangiovese di Romagna in giro per il mondo. Vi assicuro che avere una piadina e tre fette di salame mentre ne parlo, AIUTA MOLTO!
  8. l vino raccontatelo a chi volete voi, a chi se lo merita, a chi è curioso. A chi si merita di fare questa esperienza con voi e con le bottiglie che avete scelto

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Bollicine, queste (s)conosciute

Non credevo di avere il palato per bere bolle, mai stata una grande estimatrice…ma poi ho cambiato idea, ora sì! Lo sono!

Sarà la curiosità di uno stile poco esplorato, sarà che quando te le raccontano bene, quando le occasioni sono quelle giuste, quando c’è chi si impegna per crearle le occasioni, quando le bolle sono quelle buone…ecco, allora è lì che le scoperte sono meraviglia, rivelazioni e ricordi.

Ricordi. Non è una parola a caso. Ci sono vini che si ricordano, sempre. Si impara il nome, il gusto rimane in bocca e in testa. Si ricorda il momento, se ne ricerca la storia (su questo, credo di essere maniacale io). Da qualche mese, ricordo le bollicine! Ne ho bevute molte (o comunque più del solito), di conosciute ma soprattutto di nuove. Dai brand più famosi, alle etichette inaspettate.

Che dire? Un incontro inaspettato, rivelazioni e bollicine. Di seguito i RICORDI migliori (e non).

image1 (3)Dimenticavo di precisare che qui parlando di bollicine mi riferisco al metodo classico (o Champenoise, da Champagne!), in cui la rifermentazione del vino avviene in bottiglia con un periodo di riposo sui lieviti. La presa di spuma è più lenta e regala bolle più eleganti e fini rispetto agli spumanti ottenuti con metodo charmat (di cui esempio più conosciuto è il Prosecco).

Tre bottiglie, tre brand importanti, due francesi e una italiana. Era una serata diventata impegnativa, e forse per questo, forse perché mi mancava una full immersion così…ma io ricordo solo il Ferrari! Anche perché le dimensioni, per quanto se ne dica, contano! Magnum di Perlè Trento DOC 2009: Chardonnay 100%, affinato sui lieviti per 5 anni. Metodo Classico elegante, con perlage (bolle) fini e persistenti. La bocca rimane vellutata, fruttata ma matura. Io ricordo il sapore di lievito, crosta di pane e mandorla, leggera punta amarognola sul finire che ci sta sempre.

image1Mi tocca un ulteriore applauso all’Italia, zona Pavia, con Monsupello Nature (a me sconosciuto prima d’ora). Pinot Nero pas dosé (dosaggio zero, vale a dire no zuccheri aggiunti – secco!). Cosa ricordo di questo vino? Il perlage morbidissimo, rotondo, fine. Il retrogusto lungo e amaro, l’acidità non pungente, la struttura equilibrata. Da provare! Da bere di nuovo.

image3E ora la Francia. Grandi, grandissimi champagne. Qui Taittinger: produttore e marchio tra i più importanti e famosi dello Champagne, con sede a Reims. Non solo assaggiato, ma anche bevuto in abbinamento a ostriche questo Comtes di Champagne, Blanc de Blancs 2006 (di cui parlavo già nel post precedente, ricordi?). Come se fosse ieri: eleganza indescrivibile e cremosità burrosa (si può dire?!). Cuveé di chardonnay, complesso ma con un’acidità perfettamente integrata e non esplicita. Minerale e facilissimo da amare perdutamente. Mi ripeto, ma è così!

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Dulcis in fundo: Taittinger Champagne Les Folies de la Marquetterie. Le bolle, quelle sconosciute che vuoi che diventino conosciutissime…

Il nome deriva dallo Château de la Marquetterie, dove la famiglia Taittinger iniziò l’attività produttiva in Champagne. Les Folies è il nome del vigneto singolo da cui derivano le uve. Maggior parte Pinot Noir, unito allo Chardonnay che rimane in affinamento 5 anni sui lieviti per regalare una sensazione piena, vellutata in bocca. E qui, le note degustative me le sono appuntate! Profumo intenso, fruttato con note di brioches e vaniglia. Nella mia bocca, sa di pera, pesca, crosta di pane, in una ricchezza piena e complessità molto bilanciate. Bolla morbida, non aggressiva e lunga. Io non ci mangerei niente con questo vino, da degustare godendone! Inoltre, io trovo il packaging azzeccatissimo! O mi sbaglio?

Poi, ci sono bolle che bevi. Ma non ricordi. Zero. Nonostante i grandi nomi e le etichette conosciute. Tipo questa bottiglia di Cà del Bosco Dosage Zero Noir 2007. Ricordo molto bene quando e con chi l’ho bevuta, ma non ho gusti in mente. E allora voglio dire…andrà ribevuta! Un duro lavoro…

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A volte ritornano…

In questo caso torno io, i miei pensieri, viaggi e vini soprattutto. La mia voglia di raccontare e raccontarmi, di ricordare esperienze e studiarle, condividendole.

Son passati anni, per l’esattezza più di due, di grandi (troppi) cambiamenti. Una sola certezza, che preferisco chiamare passione, rimane: vivere di vino, in tutti i sensi.

Tempo ne è passato, così come le idee su questo spazio lasciato qui da una parte con il proposito di riprenderlo e rifarlo mio – e di chi mi legge. Comincia un nuovo anno, con tante piccole e grandi novità. Ricomincia anche la mia voglia di condividere. Spero con costanza, spero con energia, spero con passione.

Non vivo più a Londra, sono tornata ‘italiana’ o meglio romagnola. Ora, oltre che inglese, sono anche un po’ irlandese, svedese, canadese e islandese…e poi chissà!

Vivo ancora di vino, ma anche di esperienze nuove: città, viaggi, luoghi di cibo e di persone. Vivo di tutto quello che posso vedere, scoprire, annusare e gustare.

Il viaggio e la curiosità sono costanti della mia vita, e del mio lavoro. È una continua ricerca, per crescere e imparare. Sempre.

Ricomincio!

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Europa, lavoro e marketing del vino

Tornata in quel di Londra, dopo una settimana di peregrinazioni tra Verona, Firenze e la Romagna. Domani risolverò uno dei problemi che mi affligge da qualche mese, ‘Gino’ il mio amato gesso al braccio se ne andrà! Alleluja… e piano piano spero si sistemi anche tutto il resto.

Palazzo Vecchio Firenze

Palazzo Vecchio Firenze

Ponte Vecchio

Ponte Vecchio Firenze

Perchè ero a Firenze? Ero ospite di un evento intitolato così: “Cambiare vita, aprire la mente”. Non male no? Beh, è stato lo slogan dell’evento di lancio nazionale del Programma Erasmus+, dove il ministro dell’istruzione, del lavoro e il commissario europeo formazione e cultura hanno parlato di occupabilità, mobilità, formazione e opportunità europee. Il fatto che istruzione e lavoro si siano ritrovati a parlare di questi argomenti fa ben sperare per il futuro di un paese come l’Italia dove non c’è sempre continuità tra i due mondi. I propositi sono stati dei più positivi ovviamente, ma le aspettative sarebbero quelle di vederli realizzati davvero: attenzione ai giovani, occupazione e accessibilità a programmi e finanziamenti europei per tutti. Che non sia solo euforia di un giorno, ecco!

Sala dei 500

Sala dei 500 – Palazzo Vecchio

Dirai, che ci facevi tu lì? Tutto iniziò circa 3 anni fa, quando anche la mia vita è un pò cambiata grazie a un progetto europeo, Moving Generation, promosso da Uniser Forlì, attraverso il quale sono entrata nel mondo del vino, ho aperto la mente e come risultato vivo a Londra lavorando ma soprattutto coltivando la mia passione per il vino. Ho portato la mia esperienza, testimone del fatto che questi progetti servono e creano possibilità concrete. E lo dico da ex scettica!! Non ero l’unica a raccontare una storia di successo, per fortuna. Per questo mi auguro che gli strumenti nazionali ed europei a disposizione per i giovani aumentino sempre più e siano efficaci e tangibili.

Parlare davanti a 250 persone non mi spaventava tanto. Finchè non mi ci sono trovata davanti. Ecco, appunto. Senza un discorso, con una vaga idea di quello da dire che ovviamente scompare, tipo tabula rasa, cinque minuti prima di salire sul palco. Anche perchè ovviamente mi ero fatta la mia immagine della cosa…e il ricordo era quello del palco a teatro, dove mi trovavo su un palco sì, ma la platea è al buio. Non vedi chi ti vede, sei sol@ davanti al nulla. Lì era giorno, luci a più non posso e 250 facce a fissarti. Molto bene!

Marketing del Vino

Di cosa ho parlato quindi? Del mio progetto, della mia passione per il vino diventata lavoro e possibilità di studio, approfondimento e conoscenza, del marketing del vino che diventa promozione e comunicazione della mia terra, l’Italia e poi soprattutto la Romagna. Insomma, me la sono cavata tutto sommato!

Le parole chiave che ho scelto per descrivere la mia esperienza sono queste: fiducia, che la mia azienda ha riposto in me; motivazione, che mi ha permesso di mettermi in gioco e prendermi quello che volevo; opportunità, da cogliere al volo e sfruttare al massimo; crescita, professionale ma soprattutto personale…appunto, “aprire la mente”.

Mi hanno chiesto come si fa marketing del vino. Più generico di così non si può, vero? Beh ma io ho la mia idea a proposito. Si fa con le storie, con le emozioni legate a un territorio, una famiglia, un vitigno. E’ promozione, vendita di qualcosa che va oltre l’etichetta su una bottiglia. Una vendita che si fa attraverso le persone, quelle che raccontano ma anche e soprattutto quelle che comprano, che coinvolti in un’esperienza completa poi si fanno promotori a loro volta.

Eh beh sì, perchè il vino è un prodotto sociale, ha una storia (se ce l’ha) che spesso va condivisa e che da sola vale più del prodotto stesso. E’ vendita sociale, se così si può chiamare, che aiuta un compratore generico a trasformarsi in cliente. In che modo? Condividendo emozioni, esperienze di vino, dalla degustazione al tour in cantina, dal racconto di storie legate a chi lo produce all’esperienza diretta in vigna, ad esempio. Unicità ed emozione, per farsi ricordare e creare quel bisogno di sapere di più, di essere coinvolti in un sogno, scoprire un territorio e le sue storie.

Questo è marketing del vino secondo me e anche per questo che credo nel web, nel digital marketing, social media come piattaforme di condivisione e vendita. E per questo parlo e racconto di vino nel mio blog!

Riassumendo Vinitaly 2014, a modo mio

VinitalyVinitaly è arrivato e finito anche quest’anno. Oggi ultimo giorno della mia terza edizione. Nel complesso è stato molto pieno, interessante, lungo, divertente, stressante…e ricco di novità come ogni anno ormai! Sotto tutti i punti di vista, anche quelli più inaspettati. Ieri sera ho dormito 3 ore, forse…forse meno. Ora mi trovo a Firenze, stanca e irritata dato che sotto la finestra della mia stanza è in corso un rave party in pratica. Preparo un secchio. Domani mattina mi aspetta una conferenza a Palazzo Vecchio, ovviamente levataccia. Penso che se potessi dormirei una settimana con tutti questi arretrati. Davvero. Comunque tornando al Vinitaly, riassumerò a modo mio la trasferta veronese di quest’anno: (altro…)

L’Albana di Romagna esiste da sempre

Oggi in UK è la festa della mamma. Io non mi trovo a Londra però, ma in Romagna. Come ogni anno decido di festeggiare la mia di mamma due volte, dall’Inghilterra e poi quando la festa è italiana (quest’anno nello specifico l’11 maggio, segna tutto vah…per gli auguri alla tua!). Allora questa mattina le dico: “Sai mamma, oggi in Inghilterra è la festa della mamma..ma anche se sono qua un abbraccio te lo meriti!” – Lei: “Uei, sarà mei fistigè un po ad piò, ujè bsogn!”. E qui lascio la citazione romagnola, mi spiace ma è troppo bella.

Mamma orto

Mamma nell’orto – clicca sulla foto per ingrandirla

Se dovessi paragonare la mia mamma a un vino, lei per me sarebbe l’Albana di Romagna. Innanzitutto, è il vino bianco romagnolo per antonomasia e mia mamma per me è sinonimo (altro…)

Può un commerciale essere romantico?

Son sopravvissuta al primo Prowein della mia vita. E bene anche, solo con qualche ora di sonno arretrata. 8 ore di sonno in due giorni, vedi tu! Della Germania ovviamente ho la stessa idea e immagine di prima: IL NULLA. Visto l’aeroporto di Düsseldorf e la fiera, un ristorante libanese in centro, 3 taxi e un albergo. Quando si dice ‘viaggiare per lavoro è bello’…direi più ‘ho fatto una capatina’, e basta. Ah, zero foto tra l’altro.

E’ un evento enorme. Rimpiango il poco tempo, dato che non ho potuto esplorare come avrei voluto altri padiglioni, paesi e scoprire novità. Ma il lavoro è lavoro, soprattutto in fiera. Bello però avere quella mezz’ora per gironzolare e salutare altri produttori (gli immancabili, quelli che sai che incontrerai), altri commerciali viaggianti (come me) e anche andare a scovare quelli nuovi. Uno dovevo trovare e l’ho trovato! Chissà se un giorno avrò il piacere di scrivere su di lui.

La mia zona è stata l’Italia. Padiglione gigamega, stand grande come la mia stanza da letto. Ma ce la siamo cavata! Tanti i nordici (scandinavi per intenderci) incontrati e ogni volta che assaggiano un vino li scruto attentamente. C’è a chi piace tutto, a chi non piace niente, chi non assaggia perchè è solo il marketingdevelopernonsocosa e non la ‘wine person’ dell’azienda…beh ma che vieni a fare allora? ah sì, a parlare dei vini SU MISURA che vuole il monopolio.

E qui nasce la riflessione che ha ‘tormentato’ la mia presenza in fiera. Non solo per i (altro…)

Vivo di Vino: perchè?

Il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva, si gusta, si sorseggia e… se ne parla (Edoardo VII, Re d’Inghilterra 1901-1910)

Vivo di Vino è il titolo che ho scelto per il mio blog personale. Parlo di vino (ma dai?!) e non solo.Tutto quello che ti racconterò sarà legato inesorabilmente anche alla mia vita quotidiana e a riflessioni del tutto personali. Mi interesso anche di comunicazione, vendita e marketing, gestione social, promozione territoriale e di…bere e mangiare bene!

Spesso mi sento chiedere ‘Cosa fai nella vita?’ – ‘Lavoro NEL vino’. Mmm sì…nel senso che non lavoro dentro una botte di vino e, ancora, non lo faccio con le mie mani – ma chissà un giorno arriverà anche questo momento! Diciamo che il vino mi fa vivere in tutti i sensi. Lo amo (è affascinante e poetico), lo bevo (non sempre a volte tocca sputarlo…lo so, non fare quella faccia!), lo apprezzo (soprattutto se accompagnato con buon cibo, a cena e con la compagnia giusta), lo studio (e non si finisce mai di imparare! Soprattutto la Francia è un osso duro) e lo insegno (pretenzioso? beh, organizzo eventi e masterclass. C’è chi prende appunti e anche chi paga per questo, fantastico no?!).

Il vino lo porto con me viaggiando e lo racconto alle persone che incontro. Condivido con loro l’amore per la mia terra e la storia della gente che ne fa parte. A loro volta, c’è chi mi lascia le sua storia, perchè io ovviamente indago e chiedo! Essere curios@ del mondo è la prima regola, per conoscere, rispettare e divertirsi. E farsi tanti amici.

Vivo di Vino-perchèL’idea di aprire un blog risale a qualche anno fa. Ora mi sono decisa! Perchè? Per raccontare tutte queste storie se possibile e in più, dopo aver conseguito il WSET advanced qui a Londra, ho capito quanto il mondo del vino sia ancora più affascinante. Questo non fa di me un’esperta, anzi! Il blog lo vedo proprio come un modo per tenermi sempre più aggiornata!

E’ anche un diario di viaggio. Mi piace scrivere (poi essere capaci è un’alca cosa, ma hey, tentar non nuoce!) di persone, di luoghi, di assaggi, di quel vino scoperto da poco di cui ignoravo l’esistenza – prendendo spunto poi per promuovere il mio vino e la mia terra in modo sempre più efficace. Farlo online, quindi pubblicamente, spero mi porti a confrontarmi con chi ne sa più di me e con chi vuole imparare da me. Quindi non essere timid@ e commenta, scrivi o connettiti con me!

Il vino è una passione al di là del lavoro, vorrei che rimanesse tale. Prendendolo un pò meno sul serio, almeno nel tempo libero. Non è un mondo di soli esperti, can be fun and easy e spero di dimostrarlo proprio qui.

La mia è una prospettiva privilegiata, scrivo da Londra principalmente. Le idee e le esperienze hanno un valore aggiunto in un contesto così pienod i stimoli. E sono una donna. Ora non voglio aprire un dibattito femminista sul maschilismo del mondo del vino (che esiste…), MA hai fatto caso che solo gli uomini (o loro in maggioranza) scrivono di vino?? Mò basta!