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Bollicine, queste (s)conosciute

Non credevo di avere il palato per bere bolle, mai stata una grande estimatrice…ma poi ho cambiato idea, ora sì! Lo sono!

Sarà la curiosità di uno stile poco esplorato, sarà che quando te le raccontano bene, quando le occasioni sono quelle giuste, quando c’è chi si impegna per crearle le occasioni, quando le bolle sono quelle buone…ecco, allora è lì che le scoperte sono meraviglia, rivelazioni e ricordi.

Ricordi. Non è una parola a caso. Ci sono vini che si ricordano, sempre. Si impara il nome, il gusto rimane in bocca e in testa. Si ricorda il momento, se ne ricerca la storia (su questo, credo di essere maniacale io). Da qualche mese, ricordo le bollicine! Ne ho bevute molte (o comunque più del solito), di conosciute ma soprattutto di nuove. Dai brand più famosi, alle etichette inaspettate.

Che dire? Un incontro inaspettato, rivelazioni e bollicine. Di seguito i RICORDI migliori (e non).

image1 (3)Dimenticavo di precisare che qui parlando di bollicine mi riferisco al metodo classico (o Champenoise, da Champagne!), in cui la rifermentazione del vino avviene in bottiglia con un periodo di riposo sui lieviti. La presa di spuma è più lenta e regala bolle più eleganti e fini rispetto agli spumanti ottenuti con metodo charmat (di cui esempio più conosciuto è il Prosecco).

Tre bottiglie, tre brand importanti, due francesi e una italiana. Era una serata diventata impegnativa, e forse per questo, forse perché mi mancava una full immersion così…ma io ricordo solo il Ferrari! Anche perché le dimensioni, per quanto se ne dica, contano! Magnum di Perlè Trento DOC 2009: Chardonnay 100%, affinato sui lieviti per 5 anni. Metodo Classico elegante, con perlage (bolle) fini e persistenti. La bocca rimane vellutata, fruttata ma matura. Io ricordo il sapore di lievito, crosta di pane e mandorla, leggera punta amarognola sul finire che ci sta sempre.

image1Mi tocca un ulteriore applauso all’Italia, zona Pavia, con Monsupello Nature (a me sconosciuto prima d’ora). Pinot Nero pas dosé (dosaggio zero, vale a dire no zuccheri aggiunti – secco!). Cosa ricordo di questo vino? Il perlage morbidissimo, rotondo, fine. Il retrogusto lungo e amaro, l’acidità non pungente, la struttura equilibrata. Da provare! Da bere di nuovo.

image3E ora la Francia. Grandi, grandissimi champagne. Qui Taittinger: produttore e marchio tra i più importanti e famosi dello Champagne, con sede a Reims. Non solo assaggiato, ma anche bevuto in abbinamento a ostriche questo Comtes di Champagne, Blanc de Blancs 2006 (di cui parlavo già nel post precedente, ricordi?). Come se fosse ieri: eleganza indescrivibile e cremosità burrosa (si può dire?!). Cuveé di chardonnay, complesso ma con un’acidità perfettamente integrata e non esplicita. Minerale e facilissimo da amare perdutamente. Mi ripeto, ma è così!

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Dulcis in fundo: Taittinger Champagne Les Folies de la Marquetterie. Le bolle, quelle sconosciute che vuoi che diventino conosciutissime…

Il nome deriva dallo Château de la Marquetterie, dove la famiglia Taittinger iniziò l’attività produttiva in Champagne. Les Folies è il nome del vigneto singolo da cui derivano le uve. Maggior parte Pinot Noir, unito allo Chardonnay che rimane in affinamento 5 anni sui lieviti per regalare una sensazione piena, vellutata in bocca. E qui, le note degustative me le sono appuntate! Profumo intenso, fruttato con note di brioches e vaniglia. Nella mia bocca, sa di pera, pesca, crosta di pane, in una ricchezza piena e complessità molto bilanciate. Bolla morbida, non aggressiva e lunga. Io non ci mangerei niente con questo vino, da degustare godendone! Inoltre, io trovo il packaging azzeccatissimo! O mi sbaglio?

Poi, ci sono bolle che bevi. Ma non ricordi. Zero. Nonostante i grandi nomi e le etichette conosciute. Tipo questa bottiglia di Cà del Bosco Dosage Zero Noir 2007. Ricordo molto bene quando e con chi l’ho bevuta, ma non ho gusti in mente. E allora voglio dire…andrà ribevuta! Un duro lavoro…

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Un’esperienza di gusto a Stoccolma!

A Stoccolma, in una stanza privata del Bardot Restaurang, una bella rappresentanza del mondo del vino si riunisce per un’esperienza di gusto molto intensa. Momenti tra i più interessanti e speciali del mio lavoro: non solo viaggiare, ma incontrare altri produttori, giornalisti e winelover, condividere idee, punti di vista e commenti su vini a volte poco conosciuti. Ognuno un esperto della propria parte di mondo, ognuno appassionato di una terra o del frutto della terra che sta rappresentando. Ognuno viaggiante, con una storia, un’attività appena iniziata o seguita da una vita. Così succede che il lavoro si trasforma in una serata piacevole, come essere tra amici.

Il vino è un prodotto fantastico: unisce le persone, parla di un territorio e della sua storia, ma soprattutto regala esperienze uniche, storiche e di ‘bontà’. Questo è vero in particolare quando si ha la possibilità di degustarlo in abbinamento con ottimi piatti.

Quando la cucina svedese locale, ingredienti tipici che spaziano dal pesce alla carne, incontrano interpretazioni di vino da diverse parti del mondo, nasce una winemakers dinner da ricordare. Sei portate e nove vini, sette produttori che hanno presentato la serata per trovare l’accoppiata perfetta. Una di questi produttori (unica donna, importante sottolinearlo) ero io! Qui il mio racconto, tra parole e sensazioni, con foto dei piatti e non dei vini…per una volta, cibo!

image1Un’apertura di serata perfetta, con bollicine di Champagne Taittinger, Comtes de Champage Brut Blanc de Blancs 2006, e ostriche. Ora, le ostriche non sono esattamente il mio pesce (mollusco) preferito, anzi la consistenza scivolosa mi fa quasi paura. Ma la curiosità è sempre più forte di me, per cui ho spremuto un mezzo limone sopra la più piccola del piatto, e via! L’abbinamento con la bolla: eccellente. Di certo non è una bollicina qualunque. Cuvée speciale, perlage di un’eleganza indescrivibile e cremoso (quasi burroso). Uno chardonnay complesso, ma elegante, con un’acidità perfettamente integrata e non esplicita. Una punta di mineralità che accompagna la salinità dell’ostrica in modo splendido. Io adoro i blanc de blancs, questo è facilissimo da amare perdutamente.

image2Prima portata a base di carpaccio di tonno yellow tail (tagliato finissimo, un foglio!) marinato con agrumi e jalapeño. In abbinamento: Calles Riesling 2015 Bernhard Mehrlein. Dalla Germania con furore, un riesling secco, molto aromatico con note spiccate di pera, mela e agrumi che si sposa molto bene con la marinatura del pesce. Bene, ma non benissimo.

image3Seconda portata, la mia preferita della serata (che se la gioca col piatto finale): tartare di manzo con parmigiano e tartufo nero. La carne si è sciolta in bocca, il parmigiano pure! Vino in abbinamento dalla Nuova Zelanda: Villa Maria Selezione Pinot Nero 2014. Un blend speciale, da vigneti di Awatere e Wairau Valleys nella zona di Marlborough, che rispecchia questa terra intensa e matura. Esplosione di frutti rossi, ciliegie mature e prugne, ricco ed elegante, speziato come la tipicità kiwi impone. Qui bene, benissimo, da urlo!

image4Arriviamo al merluzzo al burro bianco con salsa (non identificata esattamente) a base di uova di pesce. Un po’ scarico il gusto del piatto, e qui in abbinamento due vini, due stili di Chardonnay: Billaud-Simon Chablis 1er Cru Montee de Tonnerre 2013 e Cambria Benchbreak Chardonnay 2014. Francia e America-California a confronto sullo stesso vitigno, ma con due stili completamente diversi. Momento stimolante e interessante, per capire il mio gusto e quello dei miei compagni di esperienza. Per me vince la Francia qui!

Lo Chablis è ricco (in tutti i sensi), una produzione limitata di chardonnay cremoso e opulento ma con un palato fresco e acidità ben bilanciata, una punta speziata e un finale lungo. Dalla California invece, uno chardonnay legnoso, ricco e leggermente pesante al mio palato. Fresco sul finire, ma lo preferirei come calice senza nulla in abbinamento – il corpo e la complessità lo rendono un ‘pasto’ completo.

image5Ecco la quinta portata, in cui la Romagna ha stravinto (a confronto con l’Austria). Lo so, sono di parte…ma ho delle motivazioni a riguardo! Cote de Boeuf con salsa bernese, verdure in graten e insalata. Ero talmente piena a questo punto che non so nemmeno come ho fatto a finire la carne. Un unico ricordo: Il Nespoli sangiovese superiore riserva 2013. Immenso al naso, elegante in bocca. Un esempio di sangiovese di Romagna puro, secco ma equilibrato, morbido e con una lunghezza speziata. Il secondo vino in abbinamento ha avuto meno fortuna, peccando di una certa giovinezza purtroppo. Dall’Austria, Zweigelt di Sepp Moser che doveva essere una riserva, ma non lo era. Molto fruttato, corposo ma con un’acidità pungente e corta. Una bevuta più adatta a un piatto a base di pomodoro e formaggio probabilmente. Quindi il match non è riuscito qui, ma da riprovare. Anche perché conosco poco il vitigno, quindi la curiosità mi perseguita.

image7Per chiudere in bellezza, mi trovo davanti a una portata che non mi aspettavo. È comune servire formaggi come dessert, soprattutto nel Nord Europa. Quindi mi aspettavo pezzi spessi e puzzolenti. In realtà, piacevolmente sorpresa da un piatto leggero, gustoso e soffice! Fette sottilissime di formaggio, non troppo saporito, con nocciole e un filo di miele. Buono! Due vini anche in questo caso, e chiudiamo con L’Austria che si rifà alla grande. Due stili di Gruner Veltliner, il re dei vitigni bianchi austriaci. Uno più secco e aromatico, mentre il secondo sempre aromatico, ma dolce con note accentuate di pesca, frutta tropicale, miele e mandorle dolci. Mai stata una fan di vini da dessert, ma qui l’abbinamento è impeccabile.

image6E ci si alza da tavola, pieni e un pò brilli. Ma con la sensazione di aver ‘viaggiato’ in diversi paesi e ‘assaggiato’ le storie di nuovi amici, accomunati da una passione: il vino, e il buon cibo. Un esperienza di gusto e di vita. E anche stasera, qualcosa abbiamo imparato!

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Al gusto Riesling – parte 2

Ascolto i Coldplay in albergo a Oslo. Ultima sera del mio secondo viaggio qui questo mese. La prima volta, proprio in giro per la Norvegia, avevo scoperto un Riesling neozelandese e ora mi sembra il momento giusto per raccontarvelo.

Ricordi il mio post sul Riesling tedesco? Ecco, ora si parla di Nuova Zelanda. Dall’altra parte del mondo, dove si produce comunque vino e anche questo vitigno straordinario. Il vino più conosciuto di quest’isola è probabilmente il Sauvignon Blanc – prodotto nella zona di Marlborough. Il migliore al mondo per molti esperti e critici. Ma anche il Riesling sta ottenendo grandi risultati, soprattutto nella zona di Nelson. Ho trovato questa utilissima mappa delle zone vinicole, più easy capire di cosa sto parlando:

Map New Zealand

Map New Zealand

Lo stile del Riesling cambia.Ed è sempre affascinate assaggiare e capire come uno stesso vitigno può avere risultati diversi e adattarsi alle caratteristiche delle zone in cui è coltivato. La bellezza del mondo del vino: vario e infinito nelle sue sfumature, da scoprire con curiosità e voglia di trattenere sapori diversi per saperli poi associare ai vari paesi.

Seifried Nelson Riesling 2013

Seifried – Nelson Riesling 2013

Questo è stato un ottimo esempio di Riesling coltivato nella regione di Nelson. Il clima non è come quello della Mosella in Germania. E allora da dove viene la sua mineralità? Dal suolo! I vigneti crescono su terreno estremamente roccioso, in cui il livello di acqua e nutrienti è basso. Queste condizioni fanno sì che la quantità di uve prodotte sia basso e quindi la concentrazione di sapori e aromi è maggiore. E’ un vino molto aromatico e fruttato, in cui si percepisce quella nota di petrolio che subito fanno pensare al Riesling, insieme a lime e acidità minerale ben bilanciata. Io lo amo!!

E amo anche viaggiare per la Norvegia, capitare a Alesund – in mezzo a un fiordo – e scoprire vini della Nuova Zelanda. Il mio naso, la mia bocca e i miei sensi ringraziano ogni volta! E i miei occhi per questo:

Alesund - Norway

Alesund – Norway

Al gusto Riesling – parte 1

Ho la fortuna di avere una cara e competente amica che nella vita fa uno di quei lavori che è anche sulla mia ‘to do list’: compra vino – per un grande distributore inglese. Si occupa di vini tedeschi e austriaci, tra cui uno dei miei bianchi preferiti: il Riesling. Ci siamo ritrovate in fiera a Londra e non potevo perdere l’occasione per degustarne qualcuno, guidata dai suoi racconti di viaggio tra le varie cantine. Luoghi, persone e vino, sta tutto qui!

Christine, me and the riesling tatoo

Christine, me and the riesling tatoo

La classificazione dei vini tedeschi era parte integrante del mio esame di teoria al WSET, quindi sono ferratissima. Ti tocca la sfilza di nozioni ora. Ma è per il tuo bene. Innazitutto, qui sotto trovi una mappa delle regioni vinicole tedesche (pescata qui – blog Enoneoneno). Quelle che mi interessano in questo post sono: Mosella, color arancione, e Pzalz, viola scuro, quindi la parte sud-occidentale. La Mosella è una zona che gode di reputazione storica, soprattutto per vino di altà qualità. Il Riesling che si produce qui è tipicamente leggero, non tanto alcolico, con una acidità molto alta ma bilanciata da un buon residuo zuccherino. Pfalz è invece la regione più secca della Germania e ciò significa anche la più calda. Questo vitigno bianco è, anche in quest’area, il più piantato e produce vini corposi, più ricchi in alcool e zucchero.

regioni-vinicole-tedesche

Le regioni vinicole in Germania

Per quanto riguarda la classificazione, i vini tedeschi di qualità si suddividono in:

  • Qualitätswein, prodotti in una delle 13 regioni designate, poi indicata sull’etichetta
  • Prädikatswein, denominazione che garantisce un’alta qualità. Prevede che venda indicato sull’etichetta il Prädikat, il livello di maturazione delle uve con cui è stato prodotto il vino. Da secco a molto dolce: per intenderci delinea lo stile e sai cosa aspettarti prima di berlo.

Quindi se ti trovi davanti a una bottiglia di Riesling, leggi l’etichetta e vedi di ritrovare una delle paroline che ti elenco qui sotto. I Prädikat appunto sono:

  • Kabinett > vino delicato, leggero, con acidità ben presente e spesso bilanciato con buon residuo zuccherino. Vai di aperitivo!
  • Spätlese > significa ‘vendemmia tardiva’, Riesling con sapori più concentrati, non solo agrumi, ma anche pesca e albicocca. Qualcosa in più insomma.
  • Auslese > vini prodotti selezionando a mano i grappoli più maturi, durante la vendemmia tardiva. Questa categoria è una delle più prestigiose per i vini secchi. Ma esistono anche stili più dolci e spesso provengono da uve affette da botrytis, una muffa che conferisce al vino aromaticità e dolcezza. Si sale!
  • Beerenauslese > vino raro (e costoso di solito) che sa di miele, marmellata e bello corposo. Proviene da uve selezionate e contagiate da botrytis. Un Riesling complesso, dolce ma con note anche rinfrescanti. Per viziarsi un po’!
  • Eiswein > quello che gli inglesi chiamano IceWine. Un vino che proviene da uve lasciate sulla vite molto a lungo, fino al periodo invernale in modo che possano congelare. L’uva, molto matura e ghiacciata, viene pressata ottenendo un liquido ricco di zuccheri ma anche di aromi naturali. Riesling ricco, concentrato e cremoso!
  • Trockenbeerenauslese > non è una parolaccia. E sì! ci ho messo 10 minuti a scriverlo correttamente…E’ un vino dolce, da dessert, prodotto in piccole quantità. Solo nelle annate migliori tra l’altro, quindi molto raro, speciale e costoso. Ha residui zuccherini molto alti ma di solito sempre bilanciati da una buona acidità.

Dopo tutta questa teoria, passiamo alla pratica! Ho assaggiato tre vini, che vi racconterò volentieri. Il primo è questo:

Riesling trocken

Naegele Fass No. 98 Riesling Trocken 2013, Pfalz

Trocken significa secco. E proviene dalla regione Pfalz, che produce i migliori Rieslieng secchi in Germania. E’ un vino aromatico, anche se al naso non sembra, ma poi esplode in bocca: lime, agrumi e mele. Secondo me è perfetto come aperitivo. La cantina Naegele nasce nel 1796, più di due secoli di storia e tradizione legata al vino. Ora sono Eva e Ralf, settimana generazione di enologi, che guidano i giochi in cantina.

Poi sono passata alla Mosella:

Mosel 2008

Max Ferd Richter Veldenzer Elisenberg Riesling Kabinett 2008, Mosel

Molto minerale, aromatico, fruttato anche. Super bilanciato tra acidità e mineralità. Dal 1680 che la cantina Max Ferd Richter produce Riesling nella Mosella, anche qui tradizione che si tramanda e racconta una storia centenaria su come fare vino in famiglia. Affascinante quanto buono!

Ultima perla dalla Mosella:

Beerenauslese

Von Alten Reben Riesling Beerenauslese 2010, Mosel

Prodotto in piccolissime quantità in una cantina che sembra un’abitazione normale, sperduta nella campagne della Mosella. Il vino è dolce ma bilanciato, con note che sanno di miele e albicocca matura. ‘Abbraccia’ la bocca quasi e lascia una sensazione di dolcezza che non da fastidio, anzi ti viene voglia di berne un altro bicchiere!

Questo è stato il mio ‘viaggio’ in Germania. Ma presto vi racconterò anche la seconda parte: un viaggio in Norvegia per scoprire Riesling neo zelandesi…tutto un programma!