Europa, lavoro e marketing del vino

Tornata in quel di Londra, dopo una settimana di peregrinazioni tra Verona, Firenze e la Romagna. Domani risolverò uno dei problemi che mi affligge da qualche mese, ‘Gino’ il mio amato gesso al braccio se ne andrà! Alleluja… e piano piano spero si sistemi anche tutto il resto.

Palazzo Vecchio Firenze

Palazzo Vecchio Firenze

Ponte Vecchio

Ponte Vecchio Firenze

Perchè ero a Firenze? Ero ospite di un evento intitolato così: “Cambiare vita, aprire la mente”. Non male no? Beh, è stato lo slogan dell’evento di lancio nazionale del Programma Erasmus+, dove il ministro dell’istruzione, del lavoro e il commissario europeo formazione e cultura hanno parlato di occupabilità, mobilità, formazione e opportunità europee. Il fatto che istruzione e lavoro si siano ritrovati a parlare di questi argomenti fa ben sperare per il futuro di un paese come l’Italia dove non c’è sempre continuità tra i due mondi. I propositi sono stati dei più positivi ovviamente, ma le aspettative sarebbero quelle di vederli realizzati davvero: attenzione ai giovani, occupazione e accessibilità a programmi e finanziamenti europei per tutti. Che non sia solo euforia di un giorno, ecco!

Sala dei 500

Sala dei 500 – Palazzo Vecchio

Dirai, che ci facevi tu lì? Tutto iniziò circa 3 anni fa, quando anche la mia vita è un pò cambiata grazie a un progetto europeo, Moving Generation, promosso da Uniser Forlì, attraverso il quale sono entrata nel mondo del vino, ho aperto la mente e come risultato vivo a Londra lavorando ma soprattutto coltivando la mia passione per il vino. Ho portato la mia esperienza, testimone del fatto che questi progetti servono e creano possibilità concrete. E lo dico da ex scettica!! Non ero l’unica a raccontare una storia di successo, per fortuna. Per questo mi auguro che gli strumenti nazionali ed europei a disposizione per i giovani aumentino sempre più e siano efficaci e tangibili.

Parlare davanti a 250 persone non mi spaventava tanto. Finchè non mi ci sono trovata davanti. Ecco, appunto. Senza un discorso, con una vaga idea di quello da dire che ovviamente scompare, tipo tabula rasa, cinque minuti prima di salire sul palco. Anche perchè ovviamente mi ero fatta la mia immagine della cosa…e il ricordo era quello del palco a teatro, dove mi trovavo su un palco sì, ma la platea è al buio. Non vedi chi ti vede, sei sol@ davanti al nulla. Lì era giorno, luci a più non posso e 250 facce a fissarti. Molto bene!

Marketing del Vino

Di cosa ho parlato quindi? Del mio progetto, della mia passione per il vino diventata lavoro e possibilità di studio, approfondimento e conoscenza, del marketing del vino che diventa promozione e comunicazione della mia terra, l’Italia e poi soprattutto la Romagna. Insomma, me la sono cavata tutto sommato!

Le parole chiave che ho scelto per descrivere la mia esperienza sono queste: fiducia, che la mia azienda ha riposto in me; motivazione, che mi ha permesso di mettermi in gioco e prendermi quello che volevo; opportunità, da cogliere al volo e sfruttare al massimo; crescita, professionale ma soprattutto personale…appunto, “aprire la mente”.

Mi hanno chiesto come si fa marketing del vino. Più generico di così non si può, vero? Beh ma io ho la mia idea a proposito. Si fa con le storie, con le emozioni legate a un territorio, una famiglia, un vitigno. E’ promozione, vendita di qualcosa che va oltre l’etichetta su una bottiglia. Una vendita che si fa attraverso le persone, quelle che raccontano ma anche e soprattutto quelle che comprano, che coinvolti in un’esperienza completa poi si fanno promotori a loro volta.

Eh beh sì, perchè il vino è un prodotto sociale, ha una storia (se ce l’ha) che spesso va condivisa e che da sola vale più del prodotto stesso. E’ vendita sociale, se così si può chiamare, che aiuta un compratore generico a trasformarsi in cliente. In che modo? Condividendo emozioni, esperienze di vino, dalla degustazione al tour in cantina, dal racconto di storie legate a chi lo produce all’esperienza diretta in vigna, ad esempio. Unicità ed emozione, per farsi ricordare e creare quel bisogno di sapere di più, di essere coinvolti in un sogno, scoprire un territorio e le sue storie.

Questo è marketing del vino secondo me e anche per questo che credo nel web, nel digital marketing, social media come piattaforme di condivisione e vendita. E per questo parlo e racconto di vino nel mio blog!

Riassumendo Vinitaly 2014, a modo mio

VinitalyVinitaly è arrivato e finito anche quest’anno. Oggi ultimo giorno della mia terza edizione. Nel complesso è stato molto pieno, interessante, lungo, divertente, stressante…e ricco di novità come ogni anno ormai! Sotto tutti i punti di vista, anche quelli più inaspettati. Ieri sera ho dormito 3 ore, forse…forse meno. Ora mi trovo a Firenze, stanca e irritata dato che sotto la finestra della mia stanza è in corso un rave party in pratica. Preparo un secchio. Domani mattina mi aspetta una conferenza a Palazzo Vecchio, ovviamente levataccia. Penso che se potessi dormirei una settimana con tutti questi arretrati. Davvero. Comunque tornando al Vinitaly, riassumerò a modo mio la trasferta veronese di quest’anno: (altro…)

Comunicare il vino: immagine ed etichetta

Se non conosci un vino sullo scaffale, cosa ti convince a comprarlo? Il prezzo certo, ma poi è l’occhio che sceglie! Non puoi negarlo. Quante volte ti sarà capitato di essere attratt@ dall’etichetta? A me tante. E’ normale, degustare un vino coivolge tutti i sensi: gusto, olfatto, tatto, vista. E poi anche aspettative e cultura personale. E’ un’esperienza che si rivolge a diversi punti di vista, accomunati dal fatto di voler comunicare il vino.

L’etichetta, e il pack in generale, è marketing puro. E’ il vestito del vino, che se ben indossato si fa notare e cattura l’attenzione. Può emozionare, colpire e convincere così a comprare. Dietro un’etichetta spesso cerco un significato, una storia  o semplicemente un senso al vino che sto comprando. Se non so nulla del vino, le forme, i colori, i materiali diventano dei simboli o dei messaggi. Comunicare il vino dunque, attraverso la sua immagine e i suoi valori al di là della bottiglia…senza ancora averlo assaggiato.

Intendiamoci, io ancora sono dell’idea che il vino deve essere buono. Può esserlo anche con un packaging orrendo. Però (c’è un però!) credo anche che il vino sia emozione. Per essere coinvolta nell’esperienza totale, l’immagine e il modo di comunicare il vino sono essenziali!Poi se il vino è anche buono, l’innamoramento è andato a buon fine!

L’immagine è talmente importante che ci sono cantine nel mondo che adattano il packaging a seconda del paese in cui vendono un vino. Il prodotto è lo stesso, ma la comunicazione cambia e si adatta a standard, idee e mentalità diverse. A questo proposito, ti consiglio un articolo della mia guru del vino Madeline Puckette, “Same Wine, Different Label: Which One is Better?” sul suo blog Wine Folly. (altro…)

L’Albana di Romagna esiste da sempre

Oggi in UK è la festa della mamma. Io non mi trovo a Londra però, ma in Romagna. Come ogni anno decido di festeggiare la mia di mamma due volte, dall’Inghilterra e poi quando la festa è italiana (quest’anno nello specifico l’11 maggio, segna tutto vah…per gli auguri alla tua!). Allora questa mattina le dico: “Sai mamma, oggi in Inghilterra è la festa della mamma..ma anche se sono qua un abbraccio te lo meriti!” – Lei: “Uei, sarà mei fistigè un po ad piò, ujè bsogn!”. E qui lascio la citazione romagnola, mi spiace ma è troppo bella.

Mamma orto

Mamma nell’orto – clicca sulla foto per ingrandirla

Se dovessi paragonare la mia mamma a un vino, lei per me sarebbe l’Albana di Romagna. Innanzitutto, è il vino bianco romagnolo per antonomasia e mia mamma per me è sinonimo (altro…)

Può un commerciale essere romantico?

Son sopravvissuta al primo Prowein della mia vita. E bene anche, solo con qualche ora di sonno arretrata. 8 ore di sonno in due giorni, vedi tu! Della Germania ovviamente ho la stessa idea e immagine di prima: IL NULLA. Visto l’aeroporto di Düsseldorf e la fiera, un ristorante libanese in centro, 3 taxi e un albergo. Quando si dice ‘viaggiare per lavoro è bello’…direi più ‘ho fatto una capatina’, e basta. Ah, zero foto tra l’altro.

E’ un evento enorme. Rimpiango il poco tempo, dato che non ho potuto esplorare come avrei voluto altri padiglioni, paesi e scoprire novità. Ma il lavoro è lavoro, soprattutto in fiera. Bello però avere quella mezz’ora per gironzolare e salutare altri produttori (gli immancabili, quelli che sai che incontrerai), altri commerciali viaggianti (come me) e anche andare a scovare quelli nuovi. Uno dovevo trovare e l’ho trovato! Chissà se un giorno avrò il piacere di scrivere su di lui.

La mia zona è stata l’Italia. Padiglione gigamega, stand grande come la mia stanza da letto. Ma ce la siamo cavata! Tanti i nordici (scandinavi per intenderci) incontrati e ogni volta che assaggiano un vino li scruto attentamente. C’è a chi piace tutto, a chi non piace niente, chi non assaggia perchè è solo il marketingdevelopernonsocosa e non la ‘wine person’ dell’azienda…beh ma che vieni a fare allora? ah sì, a parlare dei vini SU MISURA che vuole il monopolio.

E qui nasce la riflessione che ha ‘tormentato’ la mia presenza in fiera. Non solo per i (altro…)

ProWein 2014, partiamo bene!

Prowein 2014Tra meno 4 ore sarò in partenza per il Prowein, una delle fiere del vino più importanti in Europa. L’aura di ansia generale intorno a questo tipo di fiere mi destabilizza sempre un pò. E’ tardi, ho appena finito di fare una sorta di borsa con un cambio, ho calcolato i liquidi per il volo (odio odio e odio), sincronizzato l’ipad, cercato di capire se ho tutto (mancherà sicuro qualcosa nonostante le 3 liste, me lo sento). Chiedimi quanta voglia ho di prendere un taxi alle 4.30 del mattino per l’aereoporto? Mooolta ovviamente. Anche perchè uno svedese mi ha confermato un appuntamento mezz’ora fa. Ma loro non erano quelli organizzati?! Mah.

Comunque, nonostante tutto, sono carica. Pronta no, ma curiosa e ho voglia di sperimentare il mio primo Prowein in assoluto! Ti terrò aggiornato su come tornerò a Londra. Parto positiva, non posso che tornare positiva.

Tutta questa ‘ansia fiera’ mi ha fatto venire in mente un articolo di Gianluca Diegoli, che ho letto poco tempo fa sul suo blog http://www.minimarketing.it. Parla proprio di fiere in generale, non legate al vino, e delle affinità di queste coi social media. Esilarante quanto veritiero. Lo trovi cliccando qui, devi leggerlo se vuoi farti due risate.

Non riesco a togliermi dalla testa il punto 2: “i commerciali, tutti li evitano come la peste”. Partiamo bene!

Pagadebit, più autoctono non si può!

Sono stata a Bristol ieri, per un ‘evento degustativo’. La città del ‘cartonicino bristol’, proprio lei! Dirai, cosa c’entra col Pagadebit? C’entra, perchè è stato il vino più apprezzato dai bristoliani (bristolesi? Boh). Non ho avuto molto tempo per fare la turista, ma ecco uno scatto rubato mentre correvo.

Bristol_Pagadebit

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E qui il Council City House, dove si teneva l’evento:

Bristol tasting_pagadebit

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Lo so che può sembrare di parte, lo è in effetti. Ma ti parlerò del Pagadebit di Romagna: è stato (con mi grande gioia!) un successone, è buono ed è romagnolo. What else?

pagadebit

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Questo vino anche se ancora poco conosciuto in UK, sta guadagnando terreno. La (altro…)

Sapore di mare: degustare a Brighton

Ebbene sì, anche gli inglesi vanno al mare. Dove? A Brighton naturalmente!

Brighton Pier

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Meta balneare che tutti scelgono, o almeno conoscono. E anche se la sua lunga ‘spiaggia’ non ha nulla della spiaggia a cui siamo abituati noi Italiani, devo dire che ha il suo fascino.

Brighton beach

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Mi godo sempre molto le mie uscite da Londra, la vera in Inghilterra è così diversa. Non per questo migliore o peggiore, ma aiuta a staccare dal caos metropolitano. Brighton, in questo periodo dell’anno, non ancora invasa da orde di turisti, è davvero spettacolare. Solo l’odore della salsedine mi fa venire voglia d’estate e la vista del mare ricarica al massimo! Sarà perchè mi ricorda la riviera romagnola?? Home sweet home. (altro…)

Vivo di Vino: perchè?

Il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva, si gusta, si sorseggia e… se ne parla (Edoardo VII, Re d’Inghilterra 1901-1910)

Vivo di Vino è il titolo che ho scelto per il mio blog personale. Parlo di vino (ma dai?!) e non solo.Tutto quello che ti racconterò sarà legato inesorabilmente anche alla mia vita quotidiana e a riflessioni del tutto personali. Mi interesso anche di comunicazione, vendita e marketing, gestione social, promozione territoriale e di…bere e mangiare bene!

Spesso mi sento chiedere ‘Cosa fai nella vita?’ – ‘Lavoro NEL vino’. Mmm sì…nel senso che non lavoro dentro una botte di vino e, ancora, non lo faccio con le mie mani – ma chissà un giorno arriverà anche questo momento! Diciamo che il vino mi fa vivere in tutti i sensi. Lo amo (è affascinante e poetico), lo bevo (non sempre a volte tocca sputarlo…lo so, non fare quella faccia!), lo apprezzo (soprattutto se accompagnato con buon cibo, a cena e con la compagnia giusta), lo studio (e non si finisce mai di imparare! Soprattutto la Francia è un osso duro) e lo insegno (pretenzioso? beh, organizzo eventi e masterclass. C’è chi prende appunti e anche chi paga per questo, fantastico no?!).

Il vino lo porto con me viaggiando e lo racconto alle persone che incontro. Condivido con loro l’amore per la mia terra e la storia della gente che ne fa parte. A loro volta, c’è chi mi lascia le sua storia, perchè io ovviamente indago e chiedo! Essere curios@ del mondo è la prima regola, per conoscere, rispettare e divertirsi. E farsi tanti amici.

Vivo di Vino-perchèL’idea di aprire un blog risale a qualche anno fa. Ora mi sono decisa! Perchè? Per raccontare tutte queste storie se possibile e in più, dopo aver conseguito il WSET advanced qui a Londra, ho capito quanto il mondo del vino sia ancora più affascinante. Questo non fa di me un’esperta, anzi! Il blog lo vedo proprio come un modo per tenermi sempre più aggiornata!

E’ anche un diario di viaggio. Mi piace scrivere (poi essere capaci è un’alca cosa, ma hey, tentar non nuoce!) di persone, di luoghi, di assaggi, di quel vino scoperto da poco di cui ignoravo l’esistenza – prendendo spunto poi per promuovere il mio vino e la mia terra in modo sempre più efficace. Farlo online, quindi pubblicamente, spero mi porti a confrontarmi con chi ne sa più di me e con chi vuole imparare da me. Quindi non essere timid@ e commenta, scrivi o connettiti con me!

Il vino è una passione al di là del lavoro, vorrei che rimanesse tale. Prendendolo un pò meno sul serio, almeno nel tempo libero. Non è un mondo di soli esperti, can be fun and easy e spero di dimostrarlo proprio qui.

La mia è una prospettiva privilegiata, scrivo da Londra principalmente. Le idee e le esperienze hanno un valore aggiunto in un contesto così pienod i stimoli. E sono una donna. Ora non voglio aprire un dibattito femminista sul maschilismo del mondo del vino (che esiste…), MA hai fatto caso che solo gli uomini (o loro in maggioranza) scrivono di vino?? Mò basta!

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