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8 spunti per raccontare il vino

L’espressione ‘educare al vino’ credo sia troppo usata negli ultimi tempi, e anche abusata.

Nessuno vuole essere davvero ‘educato’ a bere una bevanda. Lo fa sembrare qualcosa di noioso, pesante e ricorda la scuola. Diciamocelo, ha un’accezione negativa per natura questa parola, fa venire in mente nozioni e ascolto passivo. A me fa venire in mente la mia maestra delle elementari, bionda cotonata che scrive col gesso sulla lavagna nera. Per dire…

Quando mi trovo di fronte a una bottiglia di vino, vorrei capire cosa c’è al di là della bottiglia stessa. Quando mi chiedono di un vino, vorrei riuscire a raccontarlo, non pretendo di educare nessuno. Ma solo condividendo una storia, una bevuta, un bel piatto e tante chiacchiere.

Quando bevo una buona bottiglia cerco di capire se è buona per me, per il mio gusto e non sopporto davvero chi descrive il vino come se fosse qualcosa di scomponibile in frutti, sentori predefiniti. Certo, a volte è necessario essere tecnici, e precisi. Soprattutto nel mio lavoro. E allora la teoria serve, aiuta. L’essere ‘educati’ al vino forse è la base, ma da cui partire per trovare le proprie interpretazioni e le proprie emozioni di fronte a un bicchiere. Magari accompagnato da cibo, e auspicabilmente bevuto in buona compagnia.

image4Ecco i miei spunti!

Personali – perché li utilizzo anche durante la formazione alla forza vendita che faccio per lavoro. Per cui scriverli qua diventa anche una lista, un promemoria personale.

Alcuni di questi poi nascono da riflessioni avvenute dopo aver partecipato al Wine2Wine – Business e Formazione, a Verona a fine anno scorso. Mi è capitato da poco di riprendere tra le mani appunti e rileggerne i contenuti…di grande utilità!

  1. Partiamo dal territorio: dove il vino nasce e dalle caratteristiche del contesto che lo influenzano. Il vino nasce in vigna, dove la terra, poi la pianta, poi mani esperte se ne prendono cura prima di arrivare in cantina.
  2. Raccontiamo la storia di chi produce quel vino, come lo fa e scoprendone gli aneddoti. A volte siamo talmente fortunati da incontrare o visitare i produttori stessi, e allora chiediamo e andiamo a fondo. Bere il loro vino dopo aver fatto esperienza di persone e luoghi, aggiungerà un sapore speciale.
  3. Raccontiamo storie, ma cercando di emozionare. A volte basta la vostra personalità, il vostro sorriso o semplicemente la passione che ci mettete. Chi vi ascolta lo capisce. Chi vi ascolta vuole emozioni.
  4. Fate in modo che chi vi ascolta possa sentire e vedere quello che sentite e vedete voi nel vino, la verità che state raccontando. Perché di qualcosa di vero si deve trattare, se no non funziona. Le connessioni personali aiutano sempre: a volte si chiama empatia, a volte fiducia.
  5. Quando degustate il vino, o lo bevete, cercate di capire cosa sentite voi nel bicchiere. Se tutti dicono di avvertire sentori di ciliegia, e voi no…probabilmente il vostro gusto è diverso. Non c’è nulla di sbagliato. Il vino è una questione di gusto! Se tutti bevessimo la stessa cosa, sarebbe un mondo molto triste. Ah! Se a tutti piace e a voi no, va bene lo stesso. Berrete altro!
  6. L’etichetta è molto importante, l’immagine è tutto secondo me quando non sai nulla di un vino. Io non sceglierei mai un vino con un’immagine che non mi convince (o forse sì, perché sono estremamente curiosa di capire…ma il mio è un caso patologico!). L’etichetta ha quasi sempre una storia da raccontare anche lei, guardandola già dovresti immaginare i profumi e i sapori che sentirai. Leggendola dovresti avere le prime informazioni di base: chi e dove lo produce, come lo abbino questo vino?
  7. Per raccontare un vino, spesso e volentieri, bisognerebbe poterlo bere con il giusto cibo abbinato. Cibo tipico dell’area di produzione. È la sua tradizione, la sua storia, il suo abbinamento. I contadini hanno sempre prodotto vino per abbinarlo al pranzo o alla cena. Il vino è convivialità e condivisione. L’esperienza della bevuta acquista così caratteristiche tipiche e diverse. Nota a parte – per lavoro tento di vendere Sangiovese di Romagna in giro per il mondo. Vi assicuro che avere una piadina e tre fette di salame mentre ne parlo, AIUTA MOLTO!
  8. l vino raccontatelo a chi volete voi, a chi se lo merita, a chi è curioso. A chi si merita di fare questa esperienza con voi e con le bottiglie che avete scelto

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Bollicine, queste (s)conosciute

Non credevo di avere il palato per bere bolle, mai stata una grande estimatrice…ma poi ho cambiato idea, ora sì! Lo sono!

Sarà la curiosità di uno stile poco esplorato, sarà che quando te le raccontano bene, quando le occasioni sono quelle giuste, quando c’è chi si impegna per crearle le occasioni, quando le bolle sono quelle buone…ecco, allora è lì che le scoperte sono meraviglia, rivelazioni e ricordi.

Ricordi. Non è una parola a caso. Ci sono vini che si ricordano, sempre. Si impara il nome, il gusto rimane in bocca e in testa. Si ricorda il momento, se ne ricerca la storia (su questo, credo di essere maniacale io). Da qualche mese, ricordo le bollicine! Ne ho bevute molte (o comunque più del solito), di conosciute ma soprattutto di nuove. Dai brand più famosi, alle etichette inaspettate.

Che dire? Un incontro inaspettato, rivelazioni e bollicine. Di seguito i RICORDI migliori (e non).

image1 (3)Dimenticavo di precisare che qui parlando di bollicine mi riferisco al metodo classico (o Champenoise, da Champagne!), in cui la rifermentazione del vino avviene in bottiglia con un periodo di riposo sui lieviti. La presa di spuma è più lenta e regala bolle più eleganti e fini rispetto agli spumanti ottenuti con metodo charmat (di cui esempio più conosciuto è il Prosecco).

Tre bottiglie, tre brand importanti, due francesi e una italiana. Era una serata diventata impegnativa, e forse per questo, forse perché mi mancava una full immersion così…ma io ricordo solo il Ferrari! Anche perché le dimensioni, per quanto se ne dica, contano! Magnum di Perlè Trento DOC 2009: Chardonnay 100%, affinato sui lieviti per 5 anni. Metodo Classico elegante, con perlage (bolle) fini e persistenti. La bocca rimane vellutata, fruttata ma matura. Io ricordo il sapore di lievito, crosta di pane e mandorla, leggera punta amarognola sul finire che ci sta sempre.

image1Mi tocca un ulteriore applauso all’Italia, zona Pavia, con Monsupello Nature (a me sconosciuto prima d’ora). Pinot Nero pas dosé (dosaggio zero, vale a dire no zuccheri aggiunti – secco!). Cosa ricordo di questo vino? Il perlage morbidissimo, rotondo, fine. Il retrogusto lungo e amaro, l’acidità non pungente, la struttura equilibrata. Da provare! Da bere di nuovo.

image3E ora la Francia. Grandi, grandissimi champagne. Qui Taittinger: produttore e marchio tra i più importanti e famosi dello Champagne, con sede a Reims. Non solo assaggiato, ma anche bevuto in abbinamento a ostriche questo Comtes di Champagne, Blanc de Blancs 2006 (di cui parlavo già nel post precedente, ricordi?). Come se fosse ieri: eleganza indescrivibile e cremosità burrosa (si può dire?!). Cuveé di chardonnay, complesso ma con un’acidità perfettamente integrata e non esplicita. Minerale e facilissimo da amare perdutamente. Mi ripeto, ma è così!

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Dulcis in fundo: Taittinger Champagne Les Folies de la Marquetterie. Le bolle, quelle sconosciute che vuoi che diventino conosciutissime…

Il nome deriva dallo Château de la Marquetterie, dove la famiglia Taittinger iniziò l’attività produttiva in Champagne. Les Folies è il nome del vigneto singolo da cui derivano le uve. Maggior parte Pinot Noir, unito allo Chardonnay che rimane in affinamento 5 anni sui lieviti per regalare una sensazione piena, vellutata in bocca. E qui, le note degustative me le sono appuntate! Profumo intenso, fruttato con note di brioches e vaniglia. Nella mia bocca, sa di pera, pesca, crosta di pane, in una ricchezza piena e complessità molto bilanciate. Bolla morbida, non aggressiva e lunga. Io non ci mangerei niente con questo vino, da degustare godendone! Inoltre, io trovo il packaging azzeccatissimo! O mi sbaglio?

Poi, ci sono bolle che bevi. Ma non ricordi. Zero. Nonostante i grandi nomi e le etichette conosciute. Tipo questa bottiglia di Cà del Bosco Dosage Zero Noir 2007. Ricordo molto bene quando e con chi l’ho bevuta, ma non ho gusti in mente. E allora voglio dire…andrà ribevuta! Un duro lavoro…

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Al gusto Riesling – parte 2

Ascolto i Coldplay in albergo a Oslo. Ultima sera del mio secondo viaggio qui questo mese. La prima volta, proprio in giro per la Norvegia, avevo scoperto un Riesling neozelandese e ora mi sembra il momento giusto per raccontarvelo.

Ricordi il mio post sul Riesling tedesco? Ecco, ora si parla di Nuova Zelanda. Dall’altra parte del mondo, dove si produce comunque vino e anche questo vitigno straordinario. Il vino più conosciuto di quest’isola è probabilmente il Sauvignon Blanc – prodotto nella zona di Marlborough. Il migliore al mondo per molti esperti e critici. Ma anche il Riesling sta ottenendo grandi risultati, soprattutto nella zona di Nelson. Ho trovato questa utilissima mappa delle zone vinicole, più easy capire di cosa sto parlando:

Map New Zealand

Map New Zealand

Lo stile del Riesling cambia.Ed è sempre affascinate assaggiare e capire come uno stesso vitigno può avere risultati diversi e adattarsi alle caratteristiche delle zone in cui è coltivato. La bellezza del mondo del vino: vario e infinito nelle sue sfumature, da scoprire con curiosità e voglia di trattenere sapori diversi per saperli poi associare ai vari paesi.

Seifried Nelson Riesling 2013

Seifried – Nelson Riesling 2013

Questo è stato un ottimo esempio di Riesling coltivato nella regione di Nelson. Il clima non è come quello della Mosella in Germania. E allora da dove viene la sua mineralità? Dal suolo! I vigneti crescono su terreno estremamente roccioso, in cui il livello di acqua e nutrienti è basso. Queste condizioni fanno sì che la quantità di uve prodotte sia basso e quindi la concentrazione di sapori e aromi è maggiore. E’ un vino molto aromatico e fruttato, in cui si percepisce quella nota di petrolio che subito fanno pensare al Riesling, insieme a lime e acidità minerale ben bilanciata. Io lo amo!!

E amo anche viaggiare per la Norvegia, capitare a Alesund – in mezzo a un fiordo – e scoprire vini della Nuova Zelanda. Il mio naso, la mia bocca e i miei sensi ringraziano ogni volta! E i miei occhi per questo:

Alesund - Norway

Alesund – Norway

Al gusto Riesling – parte 1

Ho la fortuna di avere una cara e competente amica che nella vita fa uno di quei lavori che è anche sulla mia ‘to do list’: compra vino – per un grande distributore inglese. Si occupa di vini tedeschi e austriaci, tra cui uno dei miei bianchi preferiti: il Riesling. Ci siamo ritrovate in fiera a Londra e non potevo perdere l’occasione per degustarne qualcuno, guidata dai suoi racconti di viaggio tra le varie cantine. Luoghi, persone e vino, sta tutto qui!

Christine, me and the riesling tatoo

Christine, me and the riesling tatoo

La classificazione dei vini tedeschi era parte integrante del mio esame di teoria al WSET, quindi sono ferratissima. Ti tocca la sfilza di nozioni ora. Ma è per il tuo bene. Innazitutto, qui sotto trovi una mappa delle regioni vinicole tedesche (pescata qui – blog Enoneoneno). Quelle che mi interessano in questo post sono: Mosella, color arancione, e Pzalz, viola scuro, quindi la parte sud-occidentale. La Mosella è una zona che gode di reputazione storica, soprattutto per vino di altà qualità. Il Riesling che si produce qui è tipicamente leggero, non tanto alcolico, con una acidità molto alta ma bilanciata da un buon residuo zuccherino. Pfalz è invece la regione più secca della Germania e ciò significa anche la più calda. Questo vitigno bianco è, anche in quest’area, il più piantato e produce vini corposi, più ricchi in alcool e zucchero.

regioni-vinicole-tedesche

Le regioni vinicole in Germania

Per quanto riguarda la classificazione, i vini tedeschi di qualità si suddividono in:

  • Qualitätswein, prodotti in una delle 13 regioni designate, poi indicata sull’etichetta
  • Prädikatswein, denominazione che garantisce un’alta qualità. Prevede che venda indicato sull’etichetta il Prädikat, il livello di maturazione delle uve con cui è stato prodotto il vino. Da secco a molto dolce: per intenderci delinea lo stile e sai cosa aspettarti prima di berlo.

Quindi se ti trovi davanti a una bottiglia di Riesling, leggi l’etichetta e vedi di ritrovare una delle paroline che ti elenco qui sotto. I Prädikat appunto sono:

  • Kabinett > vino delicato, leggero, con acidità ben presente e spesso bilanciato con buon residuo zuccherino. Vai di aperitivo!
  • Spätlese > significa ‘vendemmia tardiva’, Riesling con sapori più concentrati, non solo agrumi, ma anche pesca e albicocca. Qualcosa in più insomma.
  • Auslese > vini prodotti selezionando a mano i grappoli più maturi, durante la vendemmia tardiva. Questa categoria è una delle più prestigiose per i vini secchi. Ma esistono anche stili più dolci e spesso provengono da uve affette da botrytis, una muffa che conferisce al vino aromaticità e dolcezza. Si sale!
  • Beerenauslese > vino raro (e costoso di solito) che sa di miele, marmellata e bello corposo. Proviene da uve selezionate e contagiate da botrytis. Un Riesling complesso, dolce ma con note anche rinfrescanti. Per viziarsi un po’!
  • Eiswein > quello che gli inglesi chiamano IceWine. Un vino che proviene da uve lasciate sulla vite molto a lungo, fino al periodo invernale in modo che possano congelare. L’uva, molto matura e ghiacciata, viene pressata ottenendo un liquido ricco di zuccheri ma anche di aromi naturali. Riesling ricco, concentrato e cremoso!
  • Trockenbeerenauslese > non è una parolaccia. E sì! ci ho messo 10 minuti a scriverlo correttamente…E’ un vino dolce, da dessert, prodotto in piccole quantità. Solo nelle annate migliori tra l’altro, quindi molto raro, speciale e costoso. Ha residui zuccherini molto alti ma di solito sempre bilanciati da una buona acidità.

Dopo tutta questa teoria, passiamo alla pratica! Ho assaggiato tre vini, che vi racconterò volentieri. Il primo è questo:

Riesling trocken

Naegele Fass No. 98 Riesling Trocken 2013, Pfalz

Trocken significa secco. E proviene dalla regione Pfalz, che produce i migliori Rieslieng secchi in Germania. E’ un vino aromatico, anche se al naso non sembra, ma poi esplode in bocca: lime, agrumi e mele. Secondo me è perfetto come aperitivo. La cantina Naegele nasce nel 1796, più di due secoli di storia e tradizione legata al vino. Ora sono Eva e Ralf, settimana generazione di enologi, che guidano i giochi in cantina.

Poi sono passata alla Mosella:

Mosel 2008

Max Ferd Richter Veldenzer Elisenberg Riesling Kabinett 2008, Mosel

Molto minerale, aromatico, fruttato anche. Super bilanciato tra acidità e mineralità. Dal 1680 che la cantina Max Ferd Richter produce Riesling nella Mosella, anche qui tradizione che si tramanda e racconta una storia centenaria su come fare vino in famiglia. Affascinante quanto buono!

Ultima perla dalla Mosella:

Beerenauslese

Von Alten Reben Riesling Beerenauslese 2010, Mosel

Prodotto in piccolissime quantità in una cantina che sembra un’abitazione normale, sperduta nella campagne della Mosella. Il vino è dolce ma bilanciato, con note che sanno di miele e albicocca matura. ‘Abbraccia’ la bocca quasi e lascia una sensazione di dolcezza che non da fastidio, anzi ti viene voglia di berne un altro bicchiere!

Questo è stato il mio ‘viaggio’ in Germania. Ma presto vi racconterò anche la seconda parte: un viaggio in Norvegia per scoprire Riesling neo zelandesi…tutto un programma!

Romagna, sangiovese e…sashimi!

Un italiana, due francesi e un giapponese si incontrano in un ristorante giapponese, ma gestito da un inglese. A Londra. No, non è l’inizio di una barzelletta! E’ successo oggi, a pranzo. Perchè gli incontri di lavoro più belli e significativi si fanno davanti a dell’ottimo cibo con le persone giuste. E’ sempre così.

Cosa facevamo lì? Semplice, piazzare vino, o sake, a seconda dei casi. Ecco del sake non so molto devo ammetterlo. Quello che ho scoperto oggi è che questa bevanda giapponese deriva dal riso fermentato, a cui viene aggiunto alcool. L’acqua, la sua qualità o durezza, sembra essere una componente molto importante, che caratterizza poi il prodotto finale. Molti definiscono il sake come ‘vino di riso’. Non è bellissimo? Poi ho scoperto anche un’altra cosa, il sake non è proprio la mia bevanda preferita…

Sake

Sake

Si inizia con una bottiglia di vino francese, che ancora non è sul mercato inglese. Anzi, è proprio un prodotto appena lanciato dalla cantina che lo produce, quindi noi siamo stati i tester! Con una etichetta abbastanza improbabile a mio avviso. Comunque il vino molto buono, 50% cabernet sauvignon da Bordeaux (Médoc) e 50% syrah da Côtes du Rhône. Premesso che ho maturato un odio per la Francia durante il mio corso al Wset, devo però ammettere che tra i pochi vini francesi che mi ricordo con gioia ci sono proprio quelli provenienti dalla Valle del Reno, Côtes du Rhône. Tra cui Syrah e Grenache. Insomma questo vino pur essendo facile da bere, si sposava perfettamente con l’assaggio di sashimi e tartufo che ci hanno servito. Acidità giusta e bello sostenuto. Ha fatto la sua figura!

Sashimi e tartufo

Sashimi e tartufo

Ma la rivelazione è stata il Sangiovese di Romagna abbinato al sashimi, di carne e pesce. Sapevo ovviamente che non poteva deludere! #chetelodicoafa

Sashimi e Sangiovese di Romagna

Sashimi e Sangiovese di Romagna

Questo stile in particolare, fresco, fruttato e con buona acidità compensava benissimo la carne cruda freschissima di tonno, manzo, ma anche branzino e cappesante. Beh sono un pò di parte lo so. Ma non me l’aspettavo nemmeno io, infatti ero pronta col vino bianco in borsa! Ma poi, voglio dire, bisognerà osare a volte? Sperimentare? Trovare alternative anche negli abbinamenti. Basta bere sauvignon blanc e sushi!

E’ andata bene, anche col sushi devo dire. Io amo e adoro il sushi tra l’altro. Mi nutrirei a riso, pesce e alghe tutti i giorni. E amo il Sangiovese. Umami, in quinto gusto, tradizionale anche della cucina giapponese, che si unisce alla più tipica espressione di Romagna. Gemellaggio felice, oggi è andata bene!

L’Albana di Romagna esiste da sempre

Oggi in UK è la festa della mamma. Io non mi trovo a Londra però, ma in Romagna. Come ogni anno decido di festeggiare la mia di mamma due volte, dall’Inghilterra e poi quando la festa è italiana (quest’anno nello specifico l’11 maggio, segna tutto vah…per gli auguri alla tua!). Allora questa mattina le dico: “Sai mamma, oggi in Inghilterra è la festa della mamma..ma anche se sono qua un abbraccio te lo meriti!” – Lei: “Uei, sarà mei fistigè un po ad piò, ujè bsogn!”. E qui lascio la citazione romagnola, mi spiace ma è troppo bella.

Mamma orto

Mamma nell’orto – clicca sulla foto per ingrandirla

Se dovessi paragonare la mia mamma a un vino, lei per me sarebbe l’Albana di Romagna. Innanzitutto, è il vino bianco romagnolo per antonomasia e mia mamma per me è sinonimo (altro…)

Vivo di Vino: perchè?

Il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva, si gusta, si sorseggia e… se ne parla (Edoardo VII, Re d’Inghilterra 1901-1910)

Vivo di Vino è il titolo che ho scelto per il mio blog personale. Parlo di vino (ma dai?!) e non solo.Tutto quello che ti racconterò sarà legato inesorabilmente anche alla mia vita quotidiana e a riflessioni del tutto personali. Mi interesso anche di comunicazione, vendita e marketing, gestione social, promozione territoriale e di…bere e mangiare bene!

Spesso mi sento chiedere ‘Cosa fai nella vita?’ – ‘Lavoro NEL vino’. Mmm sì…nel senso che non lavoro dentro una botte di vino e, ancora, non lo faccio con le mie mani – ma chissà un giorno arriverà anche questo momento! Diciamo che il vino mi fa vivere in tutti i sensi. Lo amo (è affascinante e poetico), lo bevo (non sempre a volte tocca sputarlo…lo so, non fare quella faccia!), lo apprezzo (soprattutto se accompagnato con buon cibo, a cena e con la compagnia giusta), lo studio (e non si finisce mai di imparare! Soprattutto la Francia è un osso duro) e lo insegno (pretenzioso? beh, organizzo eventi e masterclass. C’è chi prende appunti e anche chi paga per questo, fantastico no?!).

Il vino lo porto con me viaggiando e lo racconto alle persone che incontro. Condivido con loro l’amore per la mia terra e la storia della gente che ne fa parte. A loro volta, c’è chi mi lascia le sua storia, perchè io ovviamente indago e chiedo! Essere curios@ del mondo è la prima regola, per conoscere, rispettare e divertirsi. E farsi tanti amici.

Vivo di Vino-perchèL’idea di aprire un blog risale a qualche anno fa. Ora mi sono decisa! Perchè? Per raccontare tutte queste storie se possibile e in più, dopo aver conseguito il WSET advanced qui a Londra, ho capito quanto il mondo del vino sia ancora più affascinante. Questo non fa di me un’esperta, anzi! Il blog lo vedo proprio come un modo per tenermi sempre più aggiornata!

E’ anche un diario di viaggio. Mi piace scrivere (poi essere capaci è un’alca cosa, ma hey, tentar non nuoce!) di persone, di luoghi, di assaggi, di quel vino scoperto da poco di cui ignoravo l’esistenza – prendendo spunto poi per promuovere il mio vino e la mia terra in modo sempre più efficace. Farlo online, quindi pubblicamente, spero mi porti a confrontarmi con chi ne sa più di me e con chi vuole imparare da me. Quindi non essere timid@ e commenta, scrivi o connettiti con me!

Il vino è una passione al di là del lavoro, vorrei che rimanesse tale. Prendendolo un pò meno sul serio, almeno nel tempo libero. Non è un mondo di soli esperti, can be fun and easy e spero di dimostrarlo proprio qui.

La mia è una prospettiva privilegiata, scrivo da Londra principalmente. Le idee e le esperienze hanno un valore aggiunto in un contesto così pienod i stimoli. E sono una donna. Ora non voglio aprire un dibattito femminista sul maschilismo del mondo del vino (che esiste…), MA hai fatto caso che solo gli uomini (o loro in maggioranza) scrivono di vino?? Mò basta!