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Vino e…barba!

Volavo settimana scorsa, tra una città e l’altra della Norvegia. E leggevo. Si sa, quando viaggi fai scorta di magazine e giornali di lifestyle per darti un tono. Poi finisci a leggere quelli di carta riciclata che distribuiscono gratuitamente in metro. Un classico! E fu così, leggendo The Shortlist, mi imbatto in un articolo intitolato così:

Vino e barba

How big is yours?

Curioso no? Il trend della barba è così diffuso che la virilità si misura su questa, invece che su altro…ehm. Moda hipster, ma anche stile di vita. Sta di fatto che l’uomo barbuto è il nuovo sex symbol. Sono un po’ di parte devo ammettere, perchè ho un personale debole per la barba. Faccio parte di quella schiera di persone che sono state influenzate da questo trend evidentemente. E allora ho iniziato a pensare. E qui bisogna fare attenzione! Perchè quando viaggi hai un sacco di tempo, soprattutto se devi fare scali con aerei…e allora ok, un po’ lavori, un po’ leggi, un po’ scarichi email, un po’ ascolti musica, un po’ grazie al cielo esiste WhatsApp. Ma soprattutto pensi! E lì è nato il pensiero di un’etichetta di vino con la barba.

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A Torino ad ogni barba un buon vino – averelabarba.it

Ho iniziato a pensare se al posto di immagini di donne, o pin up, o tacchi e i soliti riferimenti femminili, ci fosse un uomino barbuto? Non so se funzionerebbe ma attirerebbe attenzione senza dubbio. Non è un’immagine sessuale, ma secondo l’articolo che ho letto, potrebbe contenere sfumature e significati profondi che legano con quella sfera, in qualche modo. Sta di fatto che non ho trovato etichette con la barba, esistenti dico. Bisognerebbe crearla e fare la famosa ‘prova di commutazione’ come insegna la Cosenza nel suo blog Disambiguando (leggete Pubblicità, sessismo e prova di commutazione). Ok, qui non si tratta di pubblicità, ma un’etichetta di vino sempre comunicazione è. E molto importante anche. Quindi mettiamo un uomo (barbuto in questo caso) al posta della donna e vediamo l’effetto che fa!

Ho anche pensato che forse associare vino – alimento – all’immagine di uomo rude e con peli in faccia – sinonimo di poca cura in generale (non per me che la amo sia ben chiaro) – non sarebbe l’idea migliore del mondo. Peli e vino…mmmm

Beh, ecco volevo renderti partecipe di queste riflessioni, sperando di ricevere commenti a riguardo!! E a proposito di articoli sul vino un pò ‘strani’ e che esplorano sensi e gusti diversi, ti segnalo questo Why Some Wine Smells like a Farmyard – letto recentemente e scritto dall mia wine guru. Buon lettura!

Europa, lavoro e marketing del vino

Tornata in quel di Londra, dopo una settimana di peregrinazioni tra Verona, Firenze e la Romagna. Domani risolverò uno dei problemi che mi affligge da qualche mese, ‘Gino’ il mio amato gesso al braccio se ne andrà! Alleluja… e piano piano spero si sistemi anche tutto il resto.

Palazzo Vecchio Firenze

Palazzo Vecchio Firenze

Ponte Vecchio

Ponte Vecchio Firenze

Perchè ero a Firenze? Ero ospite di un evento intitolato così: “Cambiare vita, aprire la mente”. Non male no? Beh, è stato lo slogan dell’evento di lancio nazionale del Programma Erasmus+, dove il ministro dell’istruzione, del lavoro e il commissario europeo formazione e cultura hanno parlato di occupabilità, mobilità, formazione e opportunità europee. Il fatto che istruzione e lavoro si siano ritrovati a parlare di questi argomenti fa ben sperare per il futuro di un paese come l’Italia dove non c’è sempre continuità tra i due mondi. I propositi sono stati dei più positivi ovviamente, ma le aspettative sarebbero quelle di vederli realizzati davvero: attenzione ai giovani, occupazione e accessibilità a programmi e finanziamenti europei per tutti. Che non sia solo euforia di un giorno, ecco!

Sala dei 500

Sala dei 500 – Palazzo Vecchio

Dirai, che ci facevi tu lì? Tutto iniziò circa 3 anni fa, quando anche la mia vita è un pò cambiata grazie a un progetto europeo, Moving Generation, promosso da Uniser Forlì, attraverso il quale sono entrata nel mondo del vino, ho aperto la mente e come risultato vivo a Londra lavorando ma soprattutto coltivando la mia passione per il vino. Ho portato la mia esperienza, testimone del fatto che questi progetti servono e creano possibilità concrete. E lo dico da ex scettica!! Non ero l’unica a raccontare una storia di successo, per fortuna. Per questo mi auguro che gli strumenti nazionali ed europei a disposizione per i giovani aumentino sempre più e siano efficaci e tangibili.

Parlare davanti a 250 persone non mi spaventava tanto. Finchè non mi ci sono trovata davanti. Ecco, appunto. Senza un discorso, con una vaga idea di quello da dire che ovviamente scompare, tipo tabula rasa, cinque minuti prima di salire sul palco. Anche perchè ovviamente mi ero fatta la mia immagine della cosa…e il ricordo era quello del palco a teatro, dove mi trovavo su un palco sì, ma la platea è al buio. Non vedi chi ti vede, sei sol@ davanti al nulla. Lì era giorno, luci a più non posso e 250 facce a fissarti. Molto bene!

Marketing del Vino

Di cosa ho parlato quindi? Del mio progetto, della mia passione per il vino diventata lavoro e possibilità di studio, approfondimento e conoscenza, del marketing del vino che diventa promozione e comunicazione della mia terra, l’Italia e poi soprattutto la Romagna. Insomma, me la sono cavata tutto sommato!

Le parole chiave che ho scelto per descrivere la mia esperienza sono queste: fiducia, che la mia azienda ha riposto in me; motivazione, che mi ha permesso di mettermi in gioco e prendermi quello che volevo; opportunità, da cogliere al volo e sfruttare al massimo; crescita, professionale ma soprattutto personale…appunto, “aprire la mente”.

Mi hanno chiesto come si fa marketing del vino. Più generico di così non si può, vero? Beh ma io ho la mia idea a proposito. Si fa con le storie, con le emozioni legate a un territorio, una famiglia, un vitigno. E’ promozione, vendita di qualcosa che va oltre l’etichetta su una bottiglia. Una vendita che si fa attraverso le persone, quelle che raccontano ma anche e soprattutto quelle che comprano, che coinvolti in un’esperienza completa poi si fanno promotori a loro volta.

Eh beh sì, perchè il vino è un prodotto sociale, ha una storia (se ce l’ha) che spesso va condivisa e che da sola vale più del prodotto stesso. E’ vendita sociale, se così si può chiamare, che aiuta un compratore generico a trasformarsi in cliente. In che modo? Condividendo emozioni, esperienze di vino, dalla degustazione al tour in cantina, dal racconto di storie legate a chi lo produce all’esperienza diretta in vigna, ad esempio. Unicità ed emozione, per farsi ricordare e creare quel bisogno di sapere di più, di essere coinvolti in un sogno, scoprire un territorio e le sue storie.

Questo è marketing del vino secondo me e anche per questo che credo nel web, nel digital marketing, social media come piattaforme di condivisione e vendita. E per questo parlo e racconto di vino nel mio blog!

Comunicare il vino: immagine ed etichetta

Se non conosci un vino sullo scaffale, cosa ti convince a comprarlo? Il prezzo certo, ma poi è l’occhio che sceglie! Non puoi negarlo. Quante volte ti sarà capitato di essere attratt@ dall’etichetta? A me tante. E’ normale, degustare un vino coivolge tutti i sensi: gusto, olfatto, tatto, vista. E poi anche aspettative e cultura personale. E’ un’esperienza che si rivolge a diversi punti di vista, accomunati dal fatto di voler comunicare il vino.

L’etichetta, e il pack in generale, è marketing puro. E’ il vestito del vino, che se ben indossato si fa notare e cattura l’attenzione. Può emozionare, colpire e convincere così a comprare. Dietro un’etichetta spesso cerco un significato, una storia  o semplicemente un senso al vino che sto comprando. Se non so nulla del vino, le forme, i colori, i materiali diventano dei simboli o dei messaggi. Comunicare il vino dunque, attraverso la sua immagine e i suoi valori al di là della bottiglia…senza ancora averlo assaggiato.

Intendiamoci, io ancora sono dell’idea che il vino deve essere buono. Può esserlo anche con un packaging orrendo. Però (c’è un però!) credo anche che il vino sia emozione. Per essere coinvolta nell’esperienza totale, l’immagine e il modo di comunicare il vino sono essenziali!Poi se il vino è anche buono, l’innamoramento è andato a buon fine!

L’immagine è talmente importante che ci sono cantine nel mondo che adattano il packaging a seconda del paese in cui vendono un vino. Il prodotto è lo stesso, ma la comunicazione cambia e si adatta a standard, idee e mentalità diverse. A questo proposito, ti consiglio un articolo della mia guru del vino Madeline Puckette, “Same Wine, Different Label: Which One is Better?” sul suo blog Wine Folly. (altro…)