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Un’esperienza di gusto a Stoccolma!

A Stoccolma, in una stanza privata del Bardot Restaurang, una bella rappresentanza del mondo del vino si riunisce per un’esperienza di gusto molto intensa. Momenti tra i più interessanti e speciali del mio lavoro: non solo viaggiare, ma incontrare altri produttori, giornalisti e winelover, condividere idee, punti di vista e commenti su vini a volte poco conosciuti. Ognuno un esperto della propria parte di mondo, ognuno appassionato di una terra o del frutto della terra che sta rappresentando. Ognuno viaggiante, con una storia, un’attività appena iniziata o seguita da una vita. Così succede che il lavoro si trasforma in una serata piacevole, come essere tra amici.

Il vino è un prodotto fantastico: unisce le persone, parla di un territorio e della sua storia, ma soprattutto regala esperienze uniche, storiche e di ‘bontà’. Questo è vero in particolare quando si ha la possibilità di degustarlo in abbinamento con ottimi piatti.

Quando la cucina svedese locale, ingredienti tipici che spaziano dal pesce alla carne, incontrano interpretazioni di vino da diverse parti del mondo, nasce una winemakers dinner da ricordare. Sei portate e nove vini, sette produttori che hanno presentato la serata per trovare l’accoppiata perfetta. Una di questi produttori (unica donna, importante sottolinearlo) ero io! Qui il mio racconto, tra parole e sensazioni, con foto dei piatti e non dei vini…per una volta, cibo!

image1Un’apertura di serata perfetta, con bollicine di Champagne Taittinger, Comtes de Champage Brut Blanc de Blancs 2006, e ostriche. Ora, le ostriche non sono esattamente il mio pesce (mollusco) preferito, anzi la consistenza scivolosa mi fa quasi paura. Ma la curiosità è sempre più forte di me, per cui ho spremuto un mezzo limone sopra la più piccola del piatto, e via! L’abbinamento con la bolla: eccellente. Di certo non è una bollicina qualunque. Cuvée speciale, perlage di un’eleganza indescrivibile e cremoso (quasi burroso). Uno chardonnay complesso, ma elegante, con un’acidità perfettamente integrata e non esplicita. Una punta di mineralità che accompagna la salinità dell’ostrica in modo splendido. Io adoro i blanc de blancs, questo è facilissimo da amare perdutamente.

image2Prima portata a base di carpaccio di tonno yellow tail (tagliato finissimo, un foglio!) marinato con agrumi e jalapeño. In abbinamento: Calles Riesling 2015 Bernhard Mehrlein. Dalla Germania con furore, un riesling secco, molto aromatico con note spiccate di pera, mela e agrumi che si sposa molto bene con la marinatura del pesce. Bene, ma non benissimo.

image3Seconda portata, la mia preferita della serata (che se la gioca col piatto finale): tartare di manzo con parmigiano e tartufo nero. La carne si è sciolta in bocca, il parmigiano pure! Vino in abbinamento dalla Nuova Zelanda: Villa Maria Selezione Pinot Nero 2014. Un blend speciale, da vigneti di Awatere e Wairau Valleys nella zona di Marlborough, che rispecchia questa terra intensa e matura. Esplosione di frutti rossi, ciliegie mature e prugne, ricco ed elegante, speziato come la tipicità kiwi impone. Qui bene, benissimo, da urlo!

image4Arriviamo al merluzzo al burro bianco con salsa (non identificata esattamente) a base di uova di pesce. Un po’ scarico il gusto del piatto, e qui in abbinamento due vini, due stili di Chardonnay: Billaud-Simon Chablis 1er Cru Montee de Tonnerre 2013 e Cambria Benchbreak Chardonnay 2014. Francia e America-California a confronto sullo stesso vitigno, ma con due stili completamente diversi. Momento stimolante e interessante, per capire il mio gusto e quello dei miei compagni di esperienza. Per me vince la Francia qui!

Lo Chablis è ricco (in tutti i sensi), una produzione limitata di chardonnay cremoso e opulento ma con un palato fresco e acidità ben bilanciata, una punta speziata e un finale lungo. Dalla California invece, uno chardonnay legnoso, ricco e leggermente pesante al mio palato. Fresco sul finire, ma lo preferirei come calice senza nulla in abbinamento – il corpo e la complessità lo rendono un ‘pasto’ completo.

image5Ecco la quinta portata, in cui la Romagna ha stravinto (a confronto con l’Austria). Lo so, sono di parte…ma ho delle motivazioni a riguardo! Cote de Boeuf con salsa bernese, verdure in graten e insalata. Ero talmente piena a questo punto che non so nemmeno come ho fatto a finire la carne. Un unico ricordo: Il Nespoli sangiovese superiore riserva 2013. Immenso al naso, elegante in bocca. Un esempio di sangiovese di Romagna puro, secco ma equilibrato, morbido e con una lunghezza speziata. Il secondo vino in abbinamento ha avuto meno fortuna, peccando di una certa giovinezza purtroppo. Dall’Austria, Zweigelt di Sepp Moser che doveva essere una riserva, ma non lo era. Molto fruttato, corposo ma con un’acidità pungente e corta. Una bevuta più adatta a un piatto a base di pomodoro e formaggio probabilmente. Quindi il match non è riuscito qui, ma da riprovare. Anche perché conosco poco il vitigno, quindi la curiosità mi perseguita.

image7Per chiudere in bellezza, mi trovo davanti a una portata che non mi aspettavo. È comune servire formaggi come dessert, soprattutto nel Nord Europa. Quindi mi aspettavo pezzi spessi e puzzolenti. In realtà, piacevolmente sorpresa da un piatto leggero, gustoso e soffice! Fette sottilissime di formaggio, non troppo saporito, con nocciole e un filo di miele. Buono! Due vini anche in questo caso, e chiudiamo con L’Austria che si rifà alla grande. Due stili di Gruner Veltliner, il re dei vitigni bianchi austriaci. Uno più secco e aromatico, mentre il secondo sempre aromatico, ma dolce con note accentuate di pesca, frutta tropicale, miele e mandorle dolci. Mai stata una fan di vini da dessert, ma qui l’abbinamento è impeccabile.

image6E ci si alza da tavola, pieni e un pò brilli. Ma con la sensazione di aver ‘viaggiato’ in diversi paesi e ‘assaggiato’ le storie di nuovi amici, accomunati da una passione: il vino, e il buon cibo. Un esperienza di gusto e di vita. E anche stasera, qualcosa abbiamo imparato!

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Al gusto Riesling – parte 2

Ascolto i Coldplay in albergo a Oslo. Ultima sera del mio secondo viaggio qui questo mese. La prima volta, proprio in giro per la Norvegia, avevo scoperto un Riesling neozelandese e ora mi sembra il momento giusto per raccontarvelo.

Ricordi il mio post sul Riesling tedesco? Ecco, ora si parla di Nuova Zelanda. Dall’altra parte del mondo, dove si produce comunque vino e anche questo vitigno straordinario. Il vino più conosciuto di quest’isola è probabilmente il Sauvignon Blanc – prodotto nella zona di Marlborough. Il migliore al mondo per molti esperti e critici. Ma anche il Riesling sta ottenendo grandi risultati, soprattutto nella zona di Nelson. Ho trovato questa utilissima mappa delle zone vinicole, più easy capire di cosa sto parlando:

Map New Zealand

Map New Zealand

Lo stile del Riesling cambia.Ed è sempre affascinate assaggiare e capire come uno stesso vitigno può avere risultati diversi e adattarsi alle caratteristiche delle zone in cui è coltivato. La bellezza del mondo del vino: vario e infinito nelle sue sfumature, da scoprire con curiosità e voglia di trattenere sapori diversi per saperli poi associare ai vari paesi.

Seifried Nelson Riesling 2013

Seifried – Nelson Riesling 2013

Questo è stato un ottimo esempio di Riesling coltivato nella regione di Nelson. Il clima non è come quello della Mosella in Germania. E allora da dove viene la sua mineralità? Dal suolo! I vigneti crescono su terreno estremamente roccioso, in cui il livello di acqua e nutrienti è basso. Queste condizioni fanno sì che la quantità di uve prodotte sia basso e quindi la concentrazione di sapori e aromi è maggiore. E’ un vino molto aromatico e fruttato, in cui si percepisce quella nota di petrolio che subito fanno pensare al Riesling, insieme a lime e acidità minerale ben bilanciata. Io lo amo!!

E amo anche viaggiare per la Norvegia, capitare a Alesund – in mezzo a un fiordo – e scoprire vini della Nuova Zelanda. Il mio naso, la mia bocca e i miei sensi ringraziano ogni volta! E i miei occhi per questo:

Alesund - Norway

Alesund – Norway

Sapore di mare: degustare a Brighton

Ebbene sì, anche gli inglesi vanno al mare. Dove? A Brighton naturalmente!

Brighton Pier

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Meta balneare che tutti scelgono, o almeno conoscono. E anche se la sua lunga ‘spiaggia’ non ha nulla della spiaggia a cui siamo abituati noi Italiani, devo dire che ha il suo fascino.

Brighton beach

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Mi godo sempre molto le mie uscite da Londra, la vera in Inghilterra è così diversa. Non per questo migliore o peggiore, ma aiuta a staccare dal caos metropolitano. Brighton, in questo periodo dell’anno, non ancora invasa da orde di turisti, è davvero spettacolare. Solo l’odore della salsedine mi fa venire voglia d’estate e la vista del mare ricarica al massimo! Sarà perchè mi ricorda la riviera romagnola?? Home sweet home. (altro…)