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8 spunti per raccontare il vino

L’espressione ‘educare al vino’ credo sia troppo usata negli ultimi tempi, e anche abusata.

Nessuno vuole essere davvero ‘educato’ a bere una bevanda. Lo fa sembrare qualcosa di noioso, pesante e ricorda la scuola. Diciamocelo, ha un’accezione negativa per natura questa parola, fa venire in mente nozioni e ascolto passivo. A me fa venire in mente la mia maestra delle elementari, bionda cotonata che scrive col gesso sulla lavagna nera. Per dire…

Quando mi trovo di fronte a una bottiglia di vino, vorrei capire cosa c’è al di là della bottiglia stessa. Quando mi chiedono di un vino, vorrei riuscire a raccontarlo, non pretendo di educare nessuno. Ma solo condividendo una storia, una bevuta, un bel piatto e tante chiacchiere.

Quando bevo una buona bottiglia cerco di capire se è buona per me, per il mio gusto e non sopporto davvero chi descrive il vino come se fosse qualcosa di scomponibile in frutti, sentori predefiniti. Certo, a volte è necessario essere tecnici, e precisi. Soprattutto nel mio lavoro. E allora la teoria serve, aiuta. L’essere ‘educati’ al vino forse è la base, ma da cui partire per trovare le proprie interpretazioni e le proprie emozioni di fronte a un bicchiere. Magari accompagnato da cibo, e auspicabilmente bevuto in buona compagnia.

image4Ecco i miei spunti!

Personali – perché li utilizzo anche durante la formazione alla forza vendita che faccio per lavoro. Per cui scriverli qua diventa anche una lista, un promemoria personale.

Alcuni di questi poi nascono da riflessioni avvenute dopo aver partecipato al Wine2Wine – Business e Formazione, a Verona a fine anno scorso. Mi è capitato da poco di riprendere tra le mani appunti e rileggerne i contenuti…di grande utilità!

  1. Partiamo dal territorio: dove il vino nasce e dalle caratteristiche del contesto che lo influenzano. Il vino nasce in vigna, dove la terra, poi la pianta, poi mani esperte se ne prendono cura prima di arrivare in cantina.
  2. Raccontiamo la storia di chi produce quel vino, come lo fa e scoprendone gli aneddoti. A volte siamo talmente fortunati da incontrare o visitare i produttori stessi, e allora chiediamo e andiamo a fondo. Bere il loro vino dopo aver fatto esperienza di persone e luoghi, aggiungerà un sapore speciale.
  3. Raccontiamo storie, ma cercando di emozionare. A volte basta la vostra personalità, il vostro sorriso o semplicemente la passione che ci mettete. Chi vi ascolta lo capisce. Chi vi ascolta vuole emozioni.
  4. Fate in modo che chi vi ascolta possa sentire e vedere quello che sentite e vedete voi nel vino, la verità che state raccontando. Perché di qualcosa di vero si deve trattare, se no non funziona. Le connessioni personali aiutano sempre: a volte si chiama empatia, a volte fiducia.
  5. Quando degustate il vino, o lo bevete, cercate di capire cosa sentite voi nel bicchiere. Se tutti dicono di avvertire sentori di ciliegia, e voi no…probabilmente il vostro gusto è diverso. Non c’è nulla di sbagliato. Il vino è una questione di gusto! Se tutti bevessimo la stessa cosa, sarebbe un mondo molto triste. Ah! Se a tutti piace e a voi no, va bene lo stesso. Berrete altro!
  6. L’etichetta è molto importante, l’immagine è tutto secondo me quando non sai nulla di un vino. Io non sceglierei mai un vino con un’immagine che non mi convince (o forse sì, perché sono estremamente curiosa di capire…ma il mio è un caso patologico!). L’etichetta ha quasi sempre una storia da raccontare anche lei, guardandola già dovresti immaginare i profumi e i sapori che sentirai. Leggendola dovresti avere le prime informazioni di base: chi e dove lo produce, come lo abbino questo vino?
  7. Per raccontare un vino, spesso e volentieri, bisognerebbe poterlo bere con il giusto cibo abbinato. Cibo tipico dell’area di produzione. È la sua tradizione, la sua storia, il suo abbinamento. I contadini hanno sempre prodotto vino per abbinarlo al pranzo o alla cena. Il vino è convivialità e condivisione. L’esperienza della bevuta acquista così caratteristiche tipiche e diverse. Nota a parte – per lavoro tento di vendere Sangiovese di Romagna in giro per il mondo. Vi assicuro che avere una piadina e tre fette di salame mentre ne parlo, AIUTA MOLTO!
  8. l vino raccontatelo a chi volete voi, a chi se lo merita, a chi è curioso. A chi si merita di fare questa esperienza con voi e con le bottiglie che avete scelto

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Vino e…barba!

Volavo settimana scorsa, tra una città e l’altra della Norvegia. E leggevo. Si sa, quando viaggi fai scorta di magazine e giornali di lifestyle per darti un tono. Poi finisci a leggere quelli di carta riciclata che distribuiscono gratuitamente in metro. Un classico! E fu così, leggendo The Shortlist, mi imbatto in un articolo intitolato così:

Vino e barba

How big is yours?

Curioso no? Il trend della barba è così diffuso che la virilità si misura su questa, invece che su altro…ehm. Moda hipster, ma anche stile di vita. Sta di fatto che l’uomo barbuto è il nuovo sex symbol. Sono un po’ di parte devo ammettere, perchè ho un personale debole per la barba. Faccio parte di quella schiera di persone che sono state influenzate da questo trend evidentemente. E allora ho iniziato a pensare. E qui bisogna fare attenzione! Perchè quando viaggi hai un sacco di tempo, soprattutto se devi fare scali con aerei…e allora ok, un po’ lavori, un po’ leggi, un po’ scarichi email, un po’ ascolti musica, un po’ grazie al cielo esiste WhatsApp. Ma soprattutto pensi! E lì è nato il pensiero di un’etichetta di vino con la barba.

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A Torino ad ogni barba un buon vino – averelabarba.it

Ho iniziato a pensare se al posto di immagini di donne, o pin up, o tacchi e i soliti riferimenti femminili, ci fosse un uomino barbuto? Non so se funzionerebbe ma attirerebbe attenzione senza dubbio. Non è un’immagine sessuale, ma secondo l’articolo che ho letto, potrebbe contenere sfumature e significati profondi che legano con quella sfera, in qualche modo. Sta di fatto che non ho trovato etichette con la barba, esistenti dico. Bisognerebbe crearla e fare la famosa ‘prova di commutazione’ come insegna la Cosenza nel suo blog Disambiguando (leggete Pubblicità, sessismo e prova di commutazione). Ok, qui non si tratta di pubblicità, ma un’etichetta di vino sempre comunicazione è. E molto importante anche. Quindi mettiamo un uomo (barbuto in questo caso) al posta della donna e vediamo l’effetto che fa!

Ho anche pensato che forse associare vino – alimento – all’immagine di uomo rude e con peli in faccia – sinonimo di poca cura in generale (non per me che la amo sia ben chiaro) – non sarebbe l’idea migliore del mondo. Peli e vino…mmmm

Beh, ecco volevo renderti partecipe di queste riflessioni, sperando di ricevere commenti a riguardo!! E a proposito di articoli sul vino un pò ‘strani’ e che esplorano sensi e gusti diversi, ti segnalo questo Why Some Wine Smells like a Farmyard – letto recentemente e scritto dall mia wine guru. Buon lettura!

Al gusto Riesling – parte 1

Ho la fortuna di avere una cara e competente amica che nella vita fa uno di quei lavori che è anche sulla mia ‘to do list’: compra vino – per un grande distributore inglese. Si occupa di vini tedeschi e austriaci, tra cui uno dei miei bianchi preferiti: il Riesling. Ci siamo ritrovate in fiera a Londra e non potevo perdere l’occasione per degustarne qualcuno, guidata dai suoi racconti di viaggio tra le varie cantine. Luoghi, persone e vino, sta tutto qui!

Christine, me and the riesling tatoo

Christine, me and the riesling tatoo

La classificazione dei vini tedeschi era parte integrante del mio esame di teoria al WSET, quindi sono ferratissima. Ti tocca la sfilza di nozioni ora. Ma è per il tuo bene. Innazitutto, qui sotto trovi una mappa delle regioni vinicole tedesche (pescata qui – blog Enoneoneno). Quelle che mi interessano in questo post sono: Mosella, color arancione, e Pzalz, viola scuro, quindi la parte sud-occidentale. La Mosella è una zona che gode di reputazione storica, soprattutto per vino di altà qualità. Il Riesling che si produce qui è tipicamente leggero, non tanto alcolico, con una acidità molto alta ma bilanciata da un buon residuo zuccherino. Pfalz è invece la regione più secca della Germania e ciò significa anche la più calda. Questo vitigno bianco è, anche in quest’area, il più piantato e produce vini corposi, più ricchi in alcool e zucchero.

regioni-vinicole-tedesche

Le regioni vinicole in Germania

Per quanto riguarda la classificazione, i vini tedeschi di qualità si suddividono in:

  • Qualitätswein, prodotti in una delle 13 regioni designate, poi indicata sull’etichetta
  • Prädikatswein, denominazione che garantisce un’alta qualità. Prevede che venda indicato sull’etichetta il Prädikat, il livello di maturazione delle uve con cui è stato prodotto il vino. Da secco a molto dolce: per intenderci delinea lo stile e sai cosa aspettarti prima di berlo.

Quindi se ti trovi davanti a una bottiglia di Riesling, leggi l’etichetta e vedi di ritrovare una delle paroline che ti elenco qui sotto. I Prädikat appunto sono:

  • Kabinett > vino delicato, leggero, con acidità ben presente e spesso bilanciato con buon residuo zuccherino. Vai di aperitivo!
  • Spätlese > significa ‘vendemmia tardiva’, Riesling con sapori più concentrati, non solo agrumi, ma anche pesca e albicocca. Qualcosa in più insomma.
  • Auslese > vini prodotti selezionando a mano i grappoli più maturi, durante la vendemmia tardiva. Questa categoria è una delle più prestigiose per i vini secchi. Ma esistono anche stili più dolci e spesso provengono da uve affette da botrytis, una muffa che conferisce al vino aromaticità e dolcezza. Si sale!
  • Beerenauslese > vino raro (e costoso di solito) che sa di miele, marmellata e bello corposo. Proviene da uve selezionate e contagiate da botrytis. Un Riesling complesso, dolce ma con note anche rinfrescanti. Per viziarsi un po’!
  • Eiswein > quello che gli inglesi chiamano IceWine. Un vino che proviene da uve lasciate sulla vite molto a lungo, fino al periodo invernale in modo che possano congelare. L’uva, molto matura e ghiacciata, viene pressata ottenendo un liquido ricco di zuccheri ma anche di aromi naturali. Riesling ricco, concentrato e cremoso!
  • Trockenbeerenauslese > non è una parolaccia. E sì! ci ho messo 10 minuti a scriverlo correttamente…E’ un vino dolce, da dessert, prodotto in piccole quantità. Solo nelle annate migliori tra l’altro, quindi molto raro, speciale e costoso. Ha residui zuccherini molto alti ma di solito sempre bilanciati da una buona acidità.

Dopo tutta questa teoria, passiamo alla pratica! Ho assaggiato tre vini, che vi racconterò volentieri. Il primo è questo:

Riesling trocken

Naegele Fass No. 98 Riesling Trocken 2013, Pfalz

Trocken significa secco. E proviene dalla regione Pfalz, che produce i migliori Rieslieng secchi in Germania. E’ un vino aromatico, anche se al naso non sembra, ma poi esplode in bocca: lime, agrumi e mele. Secondo me è perfetto come aperitivo. La cantina Naegele nasce nel 1796, più di due secoli di storia e tradizione legata al vino. Ora sono Eva e Ralf, settimana generazione di enologi, che guidano i giochi in cantina.

Poi sono passata alla Mosella:

Mosel 2008

Max Ferd Richter Veldenzer Elisenberg Riesling Kabinett 2008, Mosel

Molto minerale, aromatico, fruttato anche. Super bilanciato tra acidità e mineralità. Dal 1680 che la cantina Max Ferd Richter produce Riesling nella Mosella, anche qui tradizione che si tramanda e racconta una storia centenaria su come fare vino in famiglia. Affascinante quanto buono!

Ultima perla dalla Mosella:

Beerenauslese

Von Alten Reben Riesling Beerenauslese 2010, Mosel

Prodotto in piccolissime quantità in una cantina che sembra un’abitazione normale, sperduta nella campagne della Mosella. Il vino è dolce ma bilanciato, con note che sanno di miele e albicocca matura. ‘Abbraccia’ la bocca quasi e lascia una sensazione di dolcezza che non da fastidio, anzi ti viene voglia di berne un altro bicchiere!

Questo è stato il mio ‘viaggio’ in Germania. Ma presto vi racconterò anche la seconda parte: un viaggio in Norvegia per scoprire Riesling neo zelandesi…tutto un programma!

Europa, lavoro e marketing del vino

Tornata in quel di Londra, dopo una settimana di peregrinazioni tra Verona, Firenze e la Romagna. Domani risolverò uno dei problemi che mi affligge da qualche mese, ‘Gino’ il mio amato gesso al braccio se ne andrà! Alleluja… e piano piano spero si sistemi anche tutto il resto.

Palazzo Vecchio Firenze

Palazzo Vecchio Firenze

Ponte Vecchio

Ponte Vecchio Firenze

Perchè ero a Firenze? Ero ospite di un evento intitolato così: “Cambiare vita, aprire la mente”. Non male no? Beh, è stato lo slogan dell’evento di lancio nazionale del Programma Erasmus+, dove il ministro dell’istruzione, del lavoro e il commissario europeo formazione e cultura hanno parlato di occupabilità, mobilità, formazione e opportunità europee. Il fatto che istruzione e lavoro si siano ritrovati a parlare di questi argomenti fa ben sperare per il futuro di un paese come l’Italia dove non c’è sempre continuità tra i due mondi. I propositi sono stati dei più positivi ovviamente, ma le aspettative sarebbero quelle di vederli realizzati davvero: attenzione ai giovani, occupazione e accessibilità a programmi e finanziamenti europei per tutti. Che non sia solo euforia di un giorno, ecco!

Sala dei 500

Sala dei 500 – Palazzo Vecchio

Dirai, che ci facevi tu lì? Tutto iniziò circa 3 anni fa, quando anche la mia vita è un pò cambiata grazie a un progetto europeo, Moving Generation, promosso da Uniser Forlì, attraverso il quale sono entrata nel mondo del vino, ho aperto la mente e come risultato vivo a Londra lavorando ma soprattutto coltivando la mia passione per il vino. Ho portato la mia esperienza, testimone del fatto che questi progetti servono e creano possibilità concrete. E lo dico da ex scettica!! Non ero l’unica a raccontare una storia di successo, per fortuna. Per questo mi auguro che gli strumenti nazionali ed europei a disposizione per i giovani aumentino sempre più e siano efficaci e tangibili.

Parlare davanti a 250 persone non mi spaventava tanto. Finchè non mi ci sono trovata davanti. Ecco, appunto. Senza un discorso, con una vaga idea di quello da dire che ovviamente scompare, tipo tabula rasa, cinque minuti prima di salire sul palco. Anche perchè ovviamente mi ero fatta la mia immagine della cosa…e il ricordo era quello del palco a teatro, dove mi trovavo su un palco sì, ma la platea è al buio. Non vedi chi ti vede, sei sol@ davanti al nulla. Lì era giorno, luci a più non posso e 250 facce a fissarti. Molto bene!

Marketing del Vino

Di cosa ho parlato quindi? Del mio progetto, della mia passione per il vino diventata lavoro e possibilità di studio, approfondimento e conoscenza, del marketing del vino che diventa promozione e comunicazione della mia terra, l’Italia e poi soprattutto la Romagna. Insomma, me la sono cavata tutto sommato!

Le parole chiave che ho scelto per descrivere la mia esperienza sono queste: fiducia, che la mia azienda ha riposto in me; motivazione, che mi ha permesso di mettermi in gioco e prendermi quello che volevo; opportunità, da cogliere al volo e sfruttare al massimo; crescita, professionale ma soprattutto personale…appunto, “aprire la mente”.

Mi hanno chiesto come si fa marketing del vino. Più generico di così non si può, vero? Beh ma io ho la mia idea a proposito. Si fa con le storie, con le emozioni legate a un territorio, una famiglia, un vitigno. E’ promozione, vendita di qualcosa che va oltre l’etichetta su una bottiglia. Una vendita che si fa attraverso le persone, quelle che raccontano ma anche e soprattutto quelle che comprano, che coinvolti in un’esperienza completa poi si fanno promotori a loro volta.

Eh beh sì, perchè il vino è un prodotto sociale, ha una storia (se ce l’ha) che spesso va condivisa e che da sola vale più del prodotto stesso. E’ vendita sociale, se così si può chiamare, che aiuta un compratore generico a trasformarsi in cliente. In che modo? Condividendo emozioni, esperienze di vino, dalla degustazione al tour in cantina, dal racconto di storie legate a chi lo produce all’esperienza diretta in vigna, ad esempio. Unicità ed emozione, per farsi ricordare e creare quel bisogno di sapere di più, di essere coinvolti in un sogno, scoprire un territorio e le sue storie.

Questo è marketing del vino secondo me e anche per questo che credo nel web, nel digital marketing, social media come piattaforme di condivisione e vendita. E per questo parlo e racconto di vino nel mio blog!

Comunicare il vino: immagine ed etichetta

Se non conosci un vino sullo scaffale, cosa ti convince a comprarlo? Il prezzo certo, ma poi è l’occhio che sceglie! Non puoi negarlo. Quante volte ti sarà capitato di essere attratt@ dall’etichetta? A me tante. E’ normale, degustare un vino coivolge tutti i sensi: gusto, olfatto, tatto, vista. E poi anche aspettative e cultura personale. E’ un’esperienza che si rivolge a diversi punti di vista, accomunati dal fatto di voler comunicare il vino.

L’etichetta, e il pack in generale, è marketing puro. E’ il vestito del vino, che se ben indossato si fa notare e cattura l’attenzione. Può emozionare, colpire e convincere così a comprare. Dietro un’etichetta spesso cerco un significato, una storia  o semplicemente un senso al vino che sto comprando. Se non so nulla del vino, le forme, i colori, i materiali diventano dei simboli o dei messaggi. Comunicare il vino dunque, attraverso la sua immagine e i suoi valori al di là della bottiglia…senza ancora averlo assaggiato.

Intendiamoci, io ancora sono dell’idea che il vino deve essere buono. Può esserlo anche con un packaging orrendo. Però (c’è un però!) credo anche che il vino sia emozione. Per essere coinvolta nell’esperienza totale, l’immagine e il modo di comunicare il vino sono essenziali!Poi se il vino è anche buono, l’innamoramento è andato a buon fine!

L’immagine è talmente importante che ci sono cantine nel mondo che adattano il packaging a seconda del paese in cui vendono un vino. Il prodotto è lo stesso, ma la comunicazione cambia e si adatta a standard, idee e mentalità diverse. A questo proposito, ti consiglio un articolo della mia guru del vino Madeline Puckette, “Same Wine, Different Label: Which One is Better?” sul suo blog Wine Folly. (altro…)

Può un commerciale essere romantico?

Son sopravvissuta al primo Prowein della mia vita. E bene anche, solo con qualche ora di sonno arretrata. 8 ore di sonno in due giorni, vedi tu! Della Germania ovviamente ho la stessa idea e immagine di prima: IL NULLA. Visto l’aeroporto di Düsseldorf e la fiera, un ristorante libanese in centro, 3 taxi e un albergo. Quando si dice ‘viaggiare per lavoro è bello’…direi più ‘ho fatto una capatina’, e basta. Ah, zero foto tra l’altro.

E’ un evento enorme. Rimpiango il poco tempo, dato che non ho potuto esplorare come avrei voluto altri padiglioni, paesi e scoprire novità. Ma il lavoro è lavoro, soprattutto in fiera. Bello però avere quella mezz’ora per gironzolare e salutare altri produttori (gli immancabili, quelli che sai che incontrerai), altri commerciali viaggianti (come me) e anche andare a scovare quelli nuovi. Uno dovevo trovare e l’ho trovato! Chissà se un giorno avrò il piacere di scrivere su di lui.

La mia zona è stata l’Italia. Padiglione gigamega, stand grande come la mia stanza da letto. Ma ce la siamo cavata! Tanti i nordici (scandinavi per intenderci) incontrati e ogni volta che assaggiano un vino li scruto attentamente. C’è a chi piace tutto, a chi non piace niente, chi non assaggia perchè è solo il marketingdevelopernonsocosa e non la ‘wine person’ dell’azienda…beh ma che vieni a fare allora? ah sì, a parlare dei vini SU MISURA che vuole il monopolio.

E qui nasce la riflessione che ha ‘tormentato’ la mia presenza in fiera. Non solo per i (altro…)

Pagadebit, più autoctono non si può!

Sono stata a Bristol ieri, per un ‘evento degustativo’. La città del ‘cartonicino bristol’, proprio lei! Dirai, cosa c’entra col Pagadebit? C’entra, perchè è stato il vino più apprezzato dai bristoliani (bristolesi? Boh). Non ho avuto molto tempo per fare la turista, ma ecco uno scatto rubato mentre correvo.

Bristol_Pagadebit

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E qui il Council City House, dove si teneva l’evento:

Bristol tasting_pagadebit

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Lo so che può sembrare di parte, lo è in effetti. Ma ti parlerò del Pagadebit di Romagna: è stato (con mi grande gioia!) un successone, è buono ed è romagnolo. What else?

pagadebit

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Questo vino anche se ancora poco conosciuto in UK, sta guadagnando terreno. La (altro…)

Vivo di Vino: perchè?

Il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva, si gusta, si sorseggia e… se ne parla (Edoardo VII, Re d’Inghilterra 1901-1910)

Vivo di Vino è il titolo che ho scelto per il mio blog personale. Parlo di vino (ma dai?!) e non solo.Tutto quello che ti racconterò sarà legato inesorabilmente anche alla mia vita quotidiana e a riflessioni del tutto personali. Mi interesso anche di comunicazione, vendita e marketing, gestione social, promozione territoriale e di…bere e mangiare bene!

Spesso mi sento chiedere ‘Cosa fai nella vita?’ – ‘Lavoro NEL vino’. Mmm sì…nel senso che non lavoro dentro una botte di vino e, ancora, non lo faccio con le mie mani – ma chissà un giorno arriverà anche questo momento! Diciamo che il vino mi fa vivere in tutti i sensi. Lo amo (è affascinante e poetico), lo bevo (non sempre a volte tocca sputarlo…lo so, non fare quella faccia!), lo apprezzo (soprattutto se accompagnato con buon cibo, a cena e con la compagnia giusta), lo studio (e non si finisce mai di imparare! Soprattutto la Francia è un osso duro) e lo insegno (pretenzioso? beh, organizzo eventi e masterclass. C’è chi prende appunti e anche chi paga per questo, fantastico no?!).

Il vino lo porto con me viaggiando e lo racconto alle persone che incontro. Condivido con loro l’amore per la mia terra e la storia della gente che ne fa parte. A loro volta, c’è chi mi lascia le sua storia, perchè io ovviamente indago e chiedo! Essere curios@ del mondo è la prima regola, per conoscere, rispettare e divertirsi. E farsi tanti amici.

Vivo di Vino-perchèL’idea di aprire un blog risale a qualche anno fa. Ora mi sono decisa! Perchè? Per raccontare tutte queste storie se possibile e in più, dopo aver conseguito il WSET advanced qui a Londra, ho capito quanto il mondo del vino sia ancora più affascinante. Questo non fa di me un’esperta, anzi! Il blog lo vedo proprio come un modo per tenermi sempre più aggiornata!

E’ anche un diario di viaggio. Mi piace scrivere (poi essere capaci è un’alca cosa, ma hey, tentar non nuoce!) di persone, di luoghi, di assaggi, di quel vino scoperto da poco di cui ignoravo l’esistenza – prendendo spunto poi per promuovere il mio vino e la mia terra in modo sempre più efficace. Farlo online, quindi pubblicamente, spero mi porti a confrontarmi con chi ne sa più di me e con chi vuole imparare da me. Quindi non essere timid@ e commenta, scrivi o connettiti con me!

Il vino è una passione al di là del lavoro, vorrei che rimanesse tale. Prendendolo un pò meno sul serio, almeno nel tempo libero. Non è un mondo di soli esperti, can be fun and easy e spero di dimostrarlo proprio qui.

La mia è una prospettiva privilegiata, scrivo da Londra principalmente. Le idee e le esperienze hanno un valore aggiunto in un contesto così pienod i stimoli. E sono una donna. Ora non voglio aprire un dibattito femminista sul maschilismo del mondo del vino (che esiste…), MA hai fatto caso che solo gli uomini (o loro in maggioranza) scrivono di vino?? Mò basta!