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Intervista al vignaiolo Michele Leonardi

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Cari Amici di Vivo di Vino oggi condivido con voi una breve intervista al vignaiolo Michele Leonardi. Lavora attualmente presso la Cantina San Biagio Vecchio a Oriolo, Faenza. Come me, romagnolo DOC e con una grandissima passione per il vino e il suo mondo.

Sono molto contenta di annunciare che Michele collaborerà con Vivo di Vino, occupandosi di alcuni articoli più tecnici e legati agli aspetti della vigna e della cantina. Infatti, ci racconta della vendemmia in questo articolo: Vendemmia 2020 in Italia: ecco com’è andata!

Dunque, benvenuto a bordo! Qui di seguito l’intervista con qualche curiosità in più su di lui, da non perdere.

Chi sei Michele? Possiamo definirti vignaiolo?

Diciamo che mi posso considerare un aspirante vignaiolo. La strada è ancora molto lunga, ma allo stesso tempo divertente e ricca di soddisfazioni. Considerarmi vignaiolo mi piacerebbe molto: è l’unica persona che davvero si occupa del vino a 360 gradi! E’ agronomo, enologo, meccanico, fabbro, falegname, poeta, sognatore, artista e venditore.

Descriviti con 3 aggettivi

Sognatore, curioso, sensibile

Michele Leonardi - Vignaiolo di Oriolo

Da quanto tempo lavori nel vino e perché hai deciso di iniziare questa carriera?

Lavoro nel mondo del vino da 4 anni e mezzo, quindi dal 2016. Ho studiato viticoltura ed enologia all’universtià di Bologna laureandomi nel 2017. Il rapporto con il vino è iniziato quando ero molto piccolo. Il fortissimo legame con mio nonno materno mi ha portato innanzitutto ad avere passione per la terra e per tutto ciò che ci regala, quindi successivamente per il vino. Il vino è il vero filo conduttore tra me e mio nonno: poter un giorno realizzare una bottiglia dedicata a lui è un mio grande desiderio. Ricordo ancora il giorno che andai agli open day universitari: non sapevo nemmeno esistesse Enologia. Ero sicuro di iscrivermi a scienze agrarie, ma mi resi conto che qualcosa mancava per completare la mia formazione. Era il vino!!

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Per me è come un compagno di vita, che però non mi tradirà mai: sicuramente è una delle certezze che ho nella mia vita. Il vino crea convivialità, crea felicità e regala emozioni che nessun’altra cosa è in grado di dare. So cosa c’è dietro ad una bottiglia di vino: sacrifici grandissimi che solo la passione ti porta a fare. Insomma, il vino è in grado di mettere il sorriso sulla bocca di chiunque!

Se dovessi descrivere la Romagna in 3 parole, quali sceglieresti?

Convivialità, ospitalità ed enogastronomia

Hai un vitigno preferito? Una bottiglia preferita?

Da quando lavoro anche in vigna, direi che mi sono appassionato molto all’Albana. La sento molto affine alle mie caratteristiche: sensibile (in potatura verde, i germogli solo a guardarli si spezzano), disordinata (necessita di qualche cimatura in più nel caso volessimo contenere il suo disordine), imprevedibile (è in grado di stupire ogni anno, portando i vignaioli romagnoli a credere sempre di più in questo vitigno).

In verità non ho una bottiglia preferita. Amo molto i vini sinceri, che rispecchiano il territorio e che raccontano effettivamente chi lo ha prodotto. Ritengo che il vino sia la carta di indentità del produttore. Se dovessi consigliare una bottiglia che davvero mi ha fatto emozionare direi il “Rosso Piceno – Villa Bucci 2015”, produttore della zona del Verdicchio. Sangiovese e Montepulciano che rivelano un’esplosione di aromi davvero unica. Regala qualcosa di diverso. Una continua evoluzione di aromi, veramente infinita.

Hai un ricordo delle vendemmie che hai fatto, che porterai sempre con te?

Decisamente la mia prima vendemmia, come il primo giorno di scuola! Ricordo che mi laureai e il pomeriggio stesso andai a fare il colloquio con il produttore dal quale avevo lavorato come tirocinante l’anno precedente. Iniziai a seguire interamente tutti i processi di vinificazione della vendemmia 2017 dei vini rossi, rosati e bianchi. Una realtà che produce tutt’ora circa 110.000 bottiglie l’anno, con tecnologie veramente avanzate, dove poter toccare con mano la vera produzione di vini del territorio. Per quanto sia stato faticoso seguire tutto al meglio, è stata un’esperienza indimenticabile. Si stava realizzando tutto ciò che i libri mi avevano insegnato, ma soprattutto potevo confrontarmi con enologi molto importanti, che mi hanno trasmesso tanta conoscenza e tanta esperienza.

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Per Concludere

Che ne pensate di questa intervista al vignaiolo Michele Leonardi? Se avete delle curiosità su di lui o qualche domanda più tecnica, scriveteci qui sotto nei commenti o in privato qui. Al prossimo articolo amici!


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