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Intervista a Gilles Coffi Degboe: ambasciatore dell’Albana

Tempo di lettura stimato: 6 minuti

Con grande piacere, ecco qui l’intervista a Gilles Coffi Degboe, sommelier e amico di degustazioni che oggi si racconta a Vivo di Vino. In Romagna (e non solo!) è ormai una star del vino: vero e proprio ambasciatore dell’Albana e della Romagna, dopo aver vinto il relativo Master nel 2019.

Ci conosciamo da qualche anno e devo dire che rimango sempre molto affascinata dal modo in cui descrive i vini che assaggiamo assieme, nonchè dal suo amore per il territorio e l’impegno per la valorizzazione dei vitigni locali. Quindi, molto felicemente, vi riporto qui di seguito l’intervista a Gilles Coffi Degboe. Ci racconta la sua storia e qualche aneddoto in esclusiva! Buona lettura!

Gilles Coffi Degboe

Innanzitutto un breve bio: chi sei?

Sono Gilles, per qualcuno Coffi, che effettivamente corrisponde al mio primo nome (che significa venerdì). Ho 30 anni ed amo tutto ciò che è liquido, meglio ancora se alcolico! Il mio primo approccio al vino è avvenuto in Toscana. Per gran parte della mia adolescenza ho lavorato in un ristorante/albergo di amici di famiglia. Proprio lì, a Rufina, ho assaggiato il primo calice di Sangiovese: posso tranquillamente affermare che fu il mio vaso di Pandora.

Nel 2012 divento sommelier professionista diplomato in Ais. Grazie a questa formazione, partecipo a diversi concorsi e master: competizioni a livello nazionale che danno modo di sfidare altri Sommelier e concorrere al conseguimento di vari titoli. Negli ultimi anni, dopo tanto studio, sacrificio e tempo, ho avuto i primi risultati: a Giugno 2018, terzo classificato al Master del vitigno Nero di troia, tenutosi a Margherita di Savoia; a Settembre dello stesso anno, ho partecipato per la prima volta al Master del Soave a Verona. Poi a Giugno 2019, a Roma, ho vinto il Master del Negroamaro, diventando il primo ed unico ambasciatore del vitigno in Italia, in Europa e nel mondo. Per me è stato un gran bel traguardo: prima edizione di un Master mai svolto prima, gareggiando contro tanti sommelier Pugliesi di fama internazionale.

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A Settembre 2019, ho riprovato nuovamente il master del Soave arrivando ancora una volta terzo. Ma la più grande soddisfazione è arrivata solo un mese dopo in Romagna: il 13 Ottobre 2019 ho vinto il Master dell’Albana, l’oro della Romagna!!

La curiosità di esplorare nuovi territori mi ha portato poi in Umbria a Montefalco, dove il 22 Febbraio 2020 ho partecipato al Master del Montefalco. Sono arrivato secondo, ad un soffio dal podio, ma è stata una bellissima esperienza, molto formativa.

Cos’è per te la Romagna? Prova a definirla in 3 parole

Passione, Tradizione e Amore liquido.

E’ conosciuta per le città medievali, la ricca gastronomia e le località balneari. Ma è anche il luogo di Pellegrino Artusi (a Forlimpopoli), la terra che mi ha introdotto alla piadina, alle grigliate miste, ai paesaggi collinari, alle stagioni al mare, agli accenti differenti per paesi di appartenenza, agli usi e costumi locali. Poi penso anche alla meravigliosa morfologia territoriale: i calanchi, lo spungone, le argille azzurre e la vena del gesso che rende dinamici, speziati e strutturati i vitigni che imbriglia nel terreno. Questa per me è la Romagna.

Gilles in 3 parole

Sono un ragazzo estremamente curioso e determinato: amo conoscere ciò che mi sta attorno e per quanto io possa girare, leggere o assaggiare, cerco di fare sempre cose nuove. La monotonia mi ammazza! In tre parole: determinato, semplice e dinamico.

Quando hai capito che il vino era la tua strada e perché?

Beh come accennato sopra, per me la Toscana è stata il luogo del delitto!

Lavoravo nel ristorante di un Albergo, di amici di famiglia, e un giorno a fine turno del pranzo trovo al bar una bottiglia mezza piena di sangiovese. Lì nacque la domanda: “ma perché le persone dopo che si siedono a tavola sono così felici e serene?”

Francesca, la titolare, prese un calice e mi verso un pò di vino nel bicchiere. Mi disse: “annusalo prima, poi prenditi qualche istante e senza fretta bagnati le labbra”. Quel bagnarmi le labbra mi aprì un pò gli occhi: tutta la parte olfattiva appena sentita si affrancava al palato in maniera perfetta. Non riuscivo a capacitarmi di quei profumi e quegli odori, di quell’eleganza e piacevolezza.

Scelsi di cominciare a studiare, per cercare di ricostruire il processo di produzione e la matrice di quello che avevo sentito quel giorno. Solo dopo anni mi accorsi che le cose non erano così semplici come mi immaginavo. Penso che la passione sia scaturita proprio da quel sorso!

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Hai vinto il Master dell’Albana nel 2019. A chi e cosa hai pensato appena ti hanno premiato?

Sul palco appena hanno pronunciato il mio nome, un brivido gelato!! E poi un grosso sospiro: è stata la consapevolezza che notti insonni, i pomeriggi mancati al parco con mio figlio, le albe in salotto con il sole che illuminava la parete, sono valsi la pena!

In quel momento, il frutto del mio lavoro è stato colto e qualcuno ha apprezzato e premiato il mio lavoro, la ricerca e la fatica. Non lo dimenticherò mai. Dopo quasi 600 albana bevute, 3 libri di appunti, più di 300km in giro per cantine, ed innumerevoli ore di studio, sono stato nominato nuovo ambasciatore dell’Albana!

Esiste un futuro per l’Albana fuori dai confini della Romagna? Se sì, cosa manca al momento, secondo te, per una promozione che la racconti al meglio?

Spero che il futuro dell’Albana non dipenda dalla presenza o meno di un ambasciatore. Lo vedo bello e ricco. Vedo legame territoriale e coesione tra produttori, piccole realtà che con il loro modo di lavorare riescono ad attrarre l’attenzione di grandi realtà e lo fanno non con arroganza ma con grande senso territoriale. Il futuro dell’albana è nostro, nei calici di chi lo beve, di chi sceglie albana docg rispetto ad uno chablis, una verdeca, o un verdicchio.

Sottolineo che per parlare di albana, non c’è bisogno di essere ambasciatori. Ognuno di noi è ambasciatore del territorio: scegliendo di berlo e conoscerlo ogni volta un pò in più.

Di tutte le Albane che hai assaggiato nella tua vita, ne hai una preferita?

Mamma mia che bella domanda! Beh sicuramente non è facile rispondere. Nel mio viaggio alla scoperta dell’albana, ho imparato il reale concetto di STILE: la mano e l’inclinazione che il produttore vuole dare al prodotto.

Volutamente parlo di inizio di un viaggio, perché quando si studia per un un concorso alle volte si è così presi da tutte le informazioni, che si tralascia la parte “del cuore”. Ho avuto poi modo di soffermarmi su alcuni aspetti che mi erano sfuggiti prima. Si parla di territori, cloni, stili, sistemi di allevamento, metodologie di affinamento, lo stesso disciplinare parla di tipicità. Tutto ciò crea un poco di confusione all’attenzione del consumatore finale.

La giusta domanda da porsi non è “qual è la vera albana?”, ma qual è il giusto stile che un produttore crea per raccontare il territorio nella bottiglia. Quindi posso dirti SI’, ho trovato diversissime espressioni di albana, in ottima sinergia con il territorio e lo stile del produttore. Le mie preferite, nel dettaglio, sono quelle che non ti aspetti: prodotti senza macchia, che ti sorprendono dal primo all’ultimo sorso. Per correttezza non faccio nomi e cognomi, ma sicuramente nella zona tra il forlivese ed il basso cesenate, c’è la mia top five!

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Se non avesse fatto il sommelier, cosa avrebbe voluto fare Gilles da grande?

Interessante quesito… se non avessi assaggiato quel calice, probabilmente mi sarei occupato di ristorazione. La mia passione prima del vino era la miscelazione: stare dietro al bancone per me è sempre stato motivo di orgoglio infinito!

Hai un aneddoto, un episodio, una persona, un ricordo, che porti e porterai sempre con te?

Avevo circa 22 anni e lavoravo come maitre presso un ristorante stellato a Trevinano. Passavo i pomeriggi e le notti a studiare, ma ero frustrato perché non mi entravano in testa dei concetti basilari e facevo fatica ad andare avanti nel mio percorso.

Conobbi in quel periodo un cliente abituale, grande appassionato di vino, soprattutto di bollicine. Scoprì poi che era un delegato AIS Roma, impegnato anche ad esaminare i Sommelier stessi. Un giorno mi disse: “Gilles, ricorda che fino a quando ci metterai passione ed amore in quello che fai, il risultato arriverà sempre! Non oggi, non domani, ma è inevitabile… il risultato arriverà e la tua costanza ti premierà”.

Ancora me lo ricordo e le sue parole mi tornano spesso in mente!

Qual è il prossimo obiettivo? Hai qualche progetto che bolle in pentola e che mi puoi svelare?

C’è sempre qualcosa in pentola! Come sai, non amo starmene troppo con le mani in mano.

Sto sperimentando, con una cantina del territorio, un metodo classico di Albana che uscirà tra qualche anno. Un progetto tutto nuovo e tutto mio, che nasce dalla mia passione per le bollicine, per l’Albana, e dal desiderio segreto e mancato di studiare enologia.

E’ una rivincita per me stesso: affiancato da un enologo, proverò a trasformare la mia idea in un vino, il sogno in realtà…e se vogliamo dirla tutta, ci sarebbe anche un’altra cosa!! Ma tutto dipende da quanto sei curiosa.

Per concludere

Non posso fare altro che ringraziare di cuore Gilles per averci svelato un pò di sè e averci regalato questi aneddoti personali.Rimango molto curiosa su queste novirà per il futuro… ma aspettiamo tutti fiduciosi!

Spero che l’intervista a Gilles Coffi Degboe vi sia piaciuta e vi abbia appassionato. Non vi è venuta voglia di aprire una buona bottiglia di Albana ora? A me sì! E me la farò consigliare proprio da lui 🙂


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